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Indici di commodities da rivedere

Milano Finanza - Numero 143 pag. 45 del 22/07/2023

Milano Finanza Intelligence Unit

Gli indici di materie prime oggi in uso sono troppo datati e non riflettono le scelte strategiche che impatteranno sul futuro, secondo Axa IM.

Indici di commodities da rivedere

Per Axa IM, attraverso le parole di Alessandro Tentori, Chief Investment Officer di Axa IM Italia, investire sulle nuove materie prime strategiche può essere una buona opportunità ma al tempo stesso non è facile o banale. Le nuove materie prime strategiche sono indispensabili per le batterie e i motori elettrici, e dominano la sfida Cina-Usa, ma i tradizionali indici che aggregano le materie prime (a cui sono solitamente agganciati gli Etf) non sembrano averne colto l’importanza, per il momento. Ormai sono tutti d’accordo, dall’Agenzia internazionale per l’energia all’Onu, che le materie prime strategiche per il futuro sono litio, nickel, cobalto, manganese e grafite. Tutti elementi indispensabili per le batterie e gli accumulatori, di cui ci sarà bisogno estremo nel domani ecosostenibile. Al pari delle terre rare, fondamentali per costruire i magneti che equipaggeranno turbine eoliche e motori elettrici.

La Cina, in particolare, ha capito prima di altri l’importanza di queste commodities: e infatti oggi l’80% delle batterie al litio mondiali sono prodotte li, dove vengono raffinati i due terzi del metallo più leggero. Secondo l’esperto di Axa IM, però, gli indici oggi utilizzati sono troppo vintage, non al passo con i tempi, come il Bloomberg Commodity Index, il Refinitiv Core Commodity CRB Index o lo S&P Goldman Sachs Commodity. Di fatto si tratta di panieri che fotografano il passato e non un presente nel quale sono litio, nickel e cobalto le commodities strategiche. E in futuro le materie prime fondamentali potrebbero persino essere rappresentate da semilavorati, come i microchip, o dai certificati CO2, e magari persino da aria e acqua. Alcuni benchmark non vengono utilizzati ai fini di replica di strumenti finanziari, ma a livello di rappresentazione dell’universo delle materie prime, ad esempio per stimare l’inflazione; ma la loro scarsa attenzione alle nuove commodities strategiche potrebbe portare a errori sulle stime relative ai prezzi.

Cercare di rappresentare il futuro pone tutta una serie di problemi. Creare un indice generale dei microchip, per esempio, non è per niente facile in quanto necessita della definizione di quali standard usare, per restare oggettivi, e con quali pesi e misure. I mercati finanziari guardano oggi più ai futures sulle singole commodities che a questi grandi panieri diversificati, ma anche qui le sorprese non mancano: il cobalto ha una sua piccola Borsa dove gli scambi sono al lumicino, mentre il palladio arriva ad appena mille lotti al giorno al New York Stock Exchange. In merito ai trend, da inizio anno è stato lo zucchero a stupire tutti, con un +15% dei prezzi che sembra legato a problemi di siccità nei Paesi produttori, in particolare in Sudamerica e in India. Idem per il caffè, che da inizio anno è più caro del 18%. Molte altre materie prime sono in deciso calo, dal gas naturale scambiato in Gran Bretagna (-56%), al petrolio Brent (-15%), dal rame (grande indicatore del ciclo economico, invariato da inizio anno) al grano (-12%). Un caso a parte è quello dell’oro, sempre a livelli abbastanza elevati, trainato verso l’alto anche dagli acquisti delle banche centrali che tendono ad accumulare riserve in oro per cercare di sganciarsi dall’egemonia del dollaro. Probabilmente quello che è accaduto alla Russia ha fatto suonare un campanello d’allarme nelle banche centrali dei Paesi “non allineati”: se nei forzieri si hanno metalli preziosi nessuno li tocca, se invece si detengono titoli di Stato americani Washington può bloccare il pagamento delle cedole. Ecco, quindi, che dietro alla corsa dell’oro c’è il tentativo di acquistare autonomia geopolitica dagli Stati Uniti. (riproduzione riservata)

 



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