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Il timing sui bond

Milano Finanza - Numero 198 pag. 49 del 08/10/2022

Milano Finanza Intelligence Unit

Jpm Am segnala che nel breve il contesto resta sfidante ma nel 2023 è altamente probabile il punto di inversione, e la qualità sarà premiata.

Il timing sui bond

I movimenti dei comparti obbligazionari, soprattutto a livello indicizzato, sono stati di eccezionale magnitudo nel corso del 2022, e purtroppo univocamente in senso negativo. Gli operatori di mercato sono stati particolarmente attenti alla comunicazione, oltre che alle azioni, delle banche centrali, per tentare di capire le mosse nel medio periodo in merito ai tassi di interesse.  Jordan Jackson, Global Market Strategist per Jpm Am, ritiene ora che le prospettive a breve termine per le azioni rimangano sfidanti, ma le obbligazioni core di alta qualità e duration medio-lunga potrebbero dare soddisfazioni se acquistate oggi. Il Federal Open Market Committee (Fomc) ha nell’ultima occasione votato all'unanimità a favore di un aumento dello 0,75% dell'intervallo target dei Fed funds, portandolo al 3,00%-3,25%. Il tono del comitato rimane da falco ovvero rialzista sui tassi, dato che i responsabili politici stanno cercando di fare di tutto pur di domare l'inflazione fuori controllo. La forte crescita dei posti di lavoro e il persistente eccesso di domanda di lavoro suggeriscono però che un atterraggio morbido è ancora possibile, specifica Jackson, ma l’inasprimento così violento della Fed mantiene elevata la probabilità di una recessione economica per il 2023.

D’altronde il Fomc vede il tasso dei Fed funds terminare il 2022 al 4,4% e raggiungere un tasso terminale del 4,6% nel 2023, confermando una politica restrittiva almeno fino al 2025. Le proiezioni di crescita del Pil reale sono state riviste al ribasso dall'1,7% su base annua nel 4° trimestre del 2022 ad appena lo 0,2%, per poi scendere all'1,2% entro il 4° trimestre del 23, seguito da un più confortante 1,5%-2,0% fino al 2025. Le aspettative per l'inflazione del deflatore Pce su base annua per il 4° trimestre 2022 sono state riviste al rialzo, con il dato principale al 5,4% dal 5,2% e quello core al 4,5% dal 4,3%; successivamente, si prevede che l'inflazione si raffreddi costantemente fino al 2025. Per l’esperto di Jpm Am, i messaggi chiave giunti dall'aggiornamento dei dot plot sono riassumibili in pochi punti. L'inflazione core rimarrà ostinatamente elevata fino al prossimo anno, mentre i cali dei prezzi dell'energia e della benzina statunitense dovrebbero portare a un calo più consistente dei prezzi al consumo; inoltre, le imprese e i consumatori subiranno probabilmente pressioni quando l'economia si dovrà adattare a tassi più elevati. L’eccesso di domanda di lavoro dovrebbe mantenere modesto l'aumento del tasso di disoccupazione, ma un aumento della disoccupazione deve essere visto come un male necessario per abbattere l'inflazione; il comitato alzerà i tassi ancora l'anno prossimo e non prevede di iniziare a ridurli prima del 2024.

Durante la conferenza stampa, Jerome Powell ha ribadito il messaggio di Jackson Hole, osservando che il ripristino della stabilità dei prezzi manterrà i tassi restrittivi per "qualche tempo", ma a un certo punto un ritmo più lento di rialzi dei tassi "diventerà appropriato". Alla domanda su un eventuale taglio dei tassi, Powell ha dichiarato che il Fomc dovrà vedere una crescita inferiore al trend, un mercato del lavoro più equilibrato e prove evidenti che l'inflazione si sta dirigendo di nuovo verso l'obiettivo del 2% prima di prendere in considerazione una tale mossa. Non si prevede che ciò avvenga presto, e la scarsa menzione sui flussi del bilancio suggerisce che la commissione manterrà per ora il ritmo attuale del quantitative tightening. Per gli investitori, Jackson segnala che i tassi si sono subito adeguati al rialzo riflettendo il percorso più falco; le obbligazioni core di alta qualità a duration media e lunga potrebbero essere i settori più interessanti del reddito fisso. D’altronde, se a fine 2022 e fine 2023 i tassi sono visti al 4,4% e 4,6%, le attuali stime per fine 2025 sono al 2,9%, mentre sul lungo termine restano ancorata al 2,5%. Nei prossimi mesi quindi si dovrebbe concretizzare il picco in termini di crescita dei rendimenti, aprendo opportunità per l’investitore obbligazionario dopo anni di guadagni esigui e un 2022 da dimenticare. (riproduzione riservata)

L’offerta di Etf che permette di sfruttare i diversi nodi della curva e le aree geografiche è molto ricca, anche per quanto riguarda i segmenti corporate in grado di esprimere spread rispetto alle emissioni governative. (riproduzione riservata)



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