Emiel van den Heiligenberg, Head of Asset Allocation di Lgim, fa il punto su un elemento di particolare importanza per mercati ed Etf, ovvero l’analisi della liquidità dei sottostanti. In particolare, l’esperto cerca ci fotografare lo stato attuale dei mercati finanziari in relazione a liquidità, avversione al rischio e possibile esistenza di bolle di mercato. Le misure dell'illiquidità sono infatti tornate ai livelli della crisi del Covid-19, ma la politica delle banche centrali orientata al rialzo significa che oggi ci troviamo in una situazione molto diversa. Durante le crisi di mercato, la volatilità aumenta e i modelli basati sulla valutazione del rischio ordinano agli operatori di ridurre la rischiosità dei portafogli e gli investitori si concentrano tipicamente sulla conservazione del capitale, anzichè sui rendimenti attesi: di conseguenza, la liquidità del mercato complessivo tende ad esaurirsi e questo può creare un circolo vizioso; in cui l'illiquidità genera avversione al rischio, che crea altra illiquidità e così via, come è accaduto di recente nel mercato dei titoli di Stato del Regno Unito. Van den Heiligenberg segnala che esistono differenti modi per misurare la liquidità. Il turnover giornaliero, la profondità del portafoglio ordini, gli spread denaro/lettera e il mispricing medio rispetto al "fair value"; ma anche il prezzo delle obbligazioni "off the run" (lontane dalla data di emissione) rispetto a quelle "on the run". Il concetto di pricing rispetto al valore equo è ben catturato dall’indice Bloomberg US Government Liquidity: l'aumento dell'illiquidità è un segnale d'allarme per il possibile scoppio di bolle di mercato. Dal grafico si evidenzia che l'illiquidità su tali sottostanti si sta attualmente avvicinando ai livelli visti l'ultima volta all'inizio della crisi del Covid-19. In quel periodo, le banche centrali guidate dalla Federal Reserve statunitense pompavano liquidità nei mercati per sostenere l'economia globale. Oggi, invece, le stesse la stanno rimuovendo nel tentativo di frenare l'inflazione fuori controllo. L’esperto di Lgim pensa però che gli investitori debbano smettere di farsi prendere dal panico quando i responsabili politici intervengono a sostegno dei mercati. Anche perchè i guardiani monetari sono ora principalmente concentrati sulla lotta all'inflazione. Tuttavia, come si è recentemente osservato nel Regno Unito, la Banca d'Inghilterra è stata costretta ad intervenire per evitare ulteriori contraccolpi sui Gilt. Gli investitori possono quindi trarre conforto dal fatto che, sebbene l'asticella dell'intervento sia più alta che in passato, i banchieri centrali sembrano ancora pronti ad agire in caso di gravi tensioni di mercato. Infine, anche un altro indice di liquidità sviluppato dallo stesso van den Heiligenberg continua a salire, il che normalmente indica un aumento del rischio di bolla. Questo dato è sorprendente e insolito, poiché il mercato azionario si sta sgonfiando. La conclusione è che l'attuale ribasso non possa essere classificato come una bolla che si sta sgonfiando e quello che stiamo vedendo può essere considerato un mercato ribassista ciclico da manuale; coerente con quanto accade durante ogni recessione economica. Perché questa considerazione è così importante? Poiché l'entità del drawdown (la massima escursione al ribasso) è solitamente minore nelle recessioni rispetto a quanto accade durante l’esplosione di una bolla. Anche dall’analisi degli spread media denaro-lettera per gli Etf quotati su ETFplus non si evidenziano oggi situazioni di tensione; ad esempio, il bid-ask medio sugli Etf che inglobano titoli di Stato internazionali è passato dallo 0,12% (0,05% per i bond in euro) di gennaio allo 0,18% (0,08% per i sottostanti in euro) di fine estate. (riproduzione riservata)