
Nel mondo del trading esiste una netta separazione tra chi opera con metodo e chi reagisce in modo impulsivo al movimento dei prezzi. Questa differenza non è solo di tipo tecnico ma riguarda la struttura mentale con cui si affrontano i mercati finanziari. Il trading non è fatto di ingressi compulsivi, di adrenalina o di segnali che si attivano ad ogni candela di 5 minuti. Il trading, quanto viene affrontato in modo metodico e strutturato, è spesso lento, selettivo, a volte persino noioso. Ed è proprio in questo contesto che si nasconde una delle qualità più importanti di un trader: la capacità di attendere ossia il saper aspettare che si creino le giuste condizioni per operare. Il mercato, infatti, non offre continuamente delle opportunità. Le situazioni di reale valore, infatti, emergono solo in precisi contesti tecnici, con i prezzi che raggiungono dei livelli ben definiti e coerenti con il nostro modello operativo.
Un trader professionista, quindi, non entra sul mercato perché “sta succedendo qualcosa”. Entra sul mercato soltanto quando i prezzi arrivano nella sua zona di interesse e rispettano tutte le condizioni previste dal suo set-up operativo.
Gran parte del lavoro, quindi, non consiste nell’eseguire ordini di acquisto e/o di vendita, ma nel preparare scenari, leggere il contesto, individuare zone di volume e di liquidità, mappare i livelli chiave, attendere delle conferme.
È da qui che nasce la sensazione di lentezza. Molti trader associano la pazienza, l’attesa e il fatto di non far nulla ad un atteggiamento passivo. In realtà, nel trading la pazienza è un atteggiamento attivo: significa rimanere lucidi mentre il mercato si muove e sapere che non si deve operare in ogni situazione. Aspettare che il prezzo raggiunga i livelli stabiliti non è quindi inattività. Significa rispettare il proprio processo. Ogni strategia operativa è infatti costituita da diversi parametri di validazione: se questi parametri non si allineano, il trade non esiste.
Il processo operativo di un trader professionista si fonda su questi 6 aspetti: 1. definizione del bias di contesto; 2. identificazione della struttura; 3. individuazione delle aree di liquidità; 4. mappatura dei livelli sensibili; 5. attesa che i prezzi raggiungano quelle zone; 6. esecuzione solo dopo una conferma.
Se rispettiamo questa sequenza operativa evitiamo di operare in modo casuale e di reagire al comportamento del mercato. Sono i prezzi, infatti, che devono venire verso la nostra area di interesse, non siamo noi a doverli inseguire. Quando inseguiamo un movimento, infatti, costruiamo una strategia operativa che ha un rapporto rischio/rendimento inefficiente (lo stop-loss tende infatti ad ampliarsi mentre il potenziale di profitto si riduce).
Uno dei concetti che si dovrebbero sempre ricordare è che il mercato non genera continuamente delle opportunità. Molti trader, invece, analizzano il grafico con un approccio eccessivamente ravvicinato (scendendo su time frame sempre più ridotti), finendo per attribuire un significato operativo ad ogni microvariazione compiuta dai prezzi. In questo modo si perde di vista la struttura complessiva del mercato: il rischio è quello di considerare un rialzo sul grafico a 5 minuti come un trend significativo mentre in realtà è un semplice rimbalzo tecnico che si sviluppa all’interno di una tendenza primaria ribassista.
Per questo motivo va usata una metodologia multi time frame (di tipo top-down) che consente di definire una gerarchia strutturale del mercato, allineando i diversi orizzonti temporali e attribuendo a ciascun movimento il giusto peso operativo. Si deve pertanto partire dai time frame superiori (giornaliero o settimanale) per identificare il trend primario e le principali zone di accumulazione/distribuzione. Successivamente si scende su time frame intermedi (H4, H1) per analizzare i principali swing di prezzo compiuti a livello intraday. Infine, si utilizzano i time frame inferiori (15-5 minuti) per ottimizzare il timing di ingresso. Una strategia long di trend following, ad esempio, può prevedere che sul grafico daily (D) ci sia un bias rialzista (definito da una candela bullish che ha un prezzo di chiusura superiore al massimo della candela precedente). Sulla base di questa indicazione si attende una correzione sul grafico orario (H1) che riporti i prezzi verso una zona di supporto grafico o volumetrico (Value Area). Al test di questa zona si attende che i prezzi, su un grafico a 15 minuti, completino un pattern rialzista (un Hammer o un Bullish Engulfing) per entrare in posizione. (riproduzione riservata)