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ESG, Cina e Btp corti

Milano Finanza - Numero 227 pag. 51 del 17/11/2018

Milano Finanza Intelligence Unit

UBS WM vede il tema ESG come elemento core per i futuri portafogli, mentre tra le scelte tattiche spiccano Btp a breve scadenza e azioni cinesi.

Nel recente incontro sul tema Sustainable Investing organizzato da UBS ETF sono stati tracciati gli scenari relativi a questa forma di investimenti, tutt’altro che una moda passeggera per l’asset manager elvetico, attraverso Matteo Ramenghi, CIO di UBS Wealth Management Italy. La dinamica della regolamentazione gioca infatti a favore degli investimenti in società fortemente attente ai temi etici, e c’è da mettere di riflesso in conto negli anni a venire un incremento delle masse investite in prodotti che perseguono le tematiche ESG. Ne è un palese esempio il settore automotive, dove le società che non si adattano a determinati schemi a rispetto dell’ambiente vengono persino multate in modo consistente, e tali sanzioni vanno a scapito della performance in Borsa. Guardando al contesto di investimento attuale, Ramenghi segnala che il protezionismo adottato da Trump è il più grande rischio per la crescita mondiale, probabilmente l’unico fattore in grado di disarcionare il ciclo rialzista in vigore da oltre nove anni (anche più forte dell’aumento dei tassi della FED). Una nota interessante risiede nello stato dei multipli, in quanto il recente sell-off ha permesso a molti indicatori di scaricarsi, in alcuni casi su valori appetibili. Mediamente oggi i livelli di P/e sono infatti contenuti, considerazione anomala al termine di un ciclo rialzista, dove per l’azionario globale si fotografa una sottovalutazione media del 10% rispetto alla media storica. Le motivazioni di questa insolita fotografia sono sostanzialmente due: innanzitutto la liquidità che le banche centrali stanno iniziando a drenare, affiancata dai rischi politici che attanagliano soprattutto i Paesi sviluppati, area euro in primis. Guardando ai rischi, i dazi voluti da Trump pesano attualmente per lo 0,5% circa del PIL cinese, ma le ripercussioni non si limitano al Paese asiatico ed anzi si riflettono sul resto del mondo, Usa inclusi. La Cina consuma ad esempio il 40% del cemento prodotto a livello globale, e una brusca frenata dell’immobiliare cinese non è una buona notizia per il resto del mondo. Un altro fattore di monitorare con attenzione è la Brexit e il relativo impatto sul PIL inglese, -7% in caso di soft Brexit e -10% nello scenario peggiore. In questo delicato contesto economico, l’asset manager elvetico fotografa però tuttora una congiuntura globalmente espansiva, favorevole ad una strategia risk-on. Per questo motivo la preferenza va all’azionario globale, dove recentemente è stata aumentata la quota di asset azionari cinesi, per via delle valutazioni, e al Canada. Il recente crollo azionario Usa è peraltro stato alimentato principalmente dai sistemi di gestione automatici, e per i gestori tradizionali si sono aperte opportunità di riposizionamento su diversi segmenti, tornati appetibili. In ambito bond, un gettone viene invece destinato ai Btp italiani, in quanto l’asset manager non vede criticità su un orizzonte temporale così contenuto nel detenere asset italiani e portarli a scadenza. Le famiglie italiane detengono tuttora risparmi che ammontano a circa 4 volte il debito pubblico italiano, e di riflesso sono i risparmi italiani ad essere a rischio senza disciplina fiscale. Altre sacche di valor in ambito obbligazionario si individuano nei bond emergenti in valuta forte e nel Treasury Usa, tutti caratterizzati da rendimenti reali positivi, a differenza del Bund. Un fattore da tenere in particolare considerazione per le emissioni societarie per gli anni a venire è invece il rischio di controparte, in quanto con il venir meno del QE alcuni emittenti potrebbero avere difficoltà, e la selezione degli emittenti più affidabili diventerà più problematica. In merito alle tematiche ESG, è altamente probabile che divengano parte di un normale processo di selezione, e non più considerate una strategia satellite. La società MSCI fa a tal proposito notare il forte legame tra l’adozione di filtri social responsible e le performance societarie. L’adozione di criteri ESG può essere un buon modo per evitare di avere in portafoglio azioni esposte a determinati rischi aziendali che possono portare a veloci drawdown, vedi il caso Volkswagen o Facebook, il che implica un miglior controllo del rischio. Ma gestire bene i rischi implica, sul medio termine, una maggiore redditività e migliori rendimenti sugli asset quotati. Nel peridoo 2013-2018, su dati reali quindi e non in back-test, l’aver adottato filtri ESG ha portato extra-performance, legate all’aver evitato situazioni problematiche su specifici nomi. E tale extra-rendimento è stato provato non essere imputabile ad altri tipici fattori (size, stile, etc) ma è associabile alla stock selection ESG. Un altro elemento peculiare nel contesto obbligazionario è la stratta correlazione tra il rating societario e il livello ESG; è infatti evidente che a maggior rating è associato un livello di rispetto di criteri etici notevole, mentre le aziende con rating molto bassi si colloca a loro volta nella parte finale della classifica ESG. (riproduzione riservata)

 



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