Nel recente Global Market Outlook di State Street Global Advisors si delineano gli scenari per l’economia emergente della Cina. Il 2018 è stato un anno di delusioni per il colosso asiatico, sulla scia della guerra commerciale con gli Usa e della crescita vista in rallentamento anche per il 2019. In ottica di investitore di medio termine, numerosi fattori suggeriscono però che assumere agli attuali livelli degli indici una posizione lunga sull’azionario cinese dovrebbe portare a notevoli soddisfazioni. Da un lato il tema della crescita dei consumi interni cinesi rimane tutt’altro che archiviato, e un eventuale rilassamento in merito alla guerra commerciale offrire una accelerazione notevole, in quanto gli indici azionari cinesi già ora scontano il peggio. Quest’ultimo aspetto è stato esacerbato dal fatto che la Cina sia stia aprendo solo recentemente ai mercati esteri in merito ai canali finanziari, ma per quanto riguarda le regole del WTO non sono stati fatti molti progressi. Non ai è fatto abbastanza da parte del governo cinese per rendere le società interne controllate dallo Stato meno avvantaggiate rispetto ai competitors internazionali, soggetti alle regole del libero mercato. Questo ha condotto il sentiment verso gli asset cinesi su valori molto negativi nel corso dell’anno, anche sulla scia dei dazi imposti dagli Usa, per via della sensazione che il governo cinese non sia in grado di gestire questa problematica in modo indolore per l’economia locale. Questa problematica si inserisce in un quadro globale in indebolimento, che lascia aperta la strada ad un potenziale hard landing del colosso asiatico se le cose volgessero al peggio. Lo scenario di crescita che State Street si attende è del 6% nel 2019, rispetto al 6,5% del 2018, certamente non comparabile con il 2,2% atteso per le economie sviluppate. Ma come si diceva i mercati giocano sempre in anticipo, ed oggi scontano aspettative molto negative. Il sell-off del 2018 ha permesso ai multipli di portarsi su valori estremamente compressi ed appetibili per un investitore paziente, nonostante il recente rimbalzo del mercato. Ad esempio il P/e atteso si colloca attorno a 12 (16 per i Paesi sviluppati), confermato da un P/book value prossimo a 1 e dal dividend yield non lontano dal 5%. Questi elementi indicano che l’acquisto ai prezzi odierni è associabile ad una strategia value, incorporando elevati rendimenti attesi per il medio periodo anche oltre le performance attesa per il contesto emergente globale. Un alto fattore di upside è legato al cambiamento degli indici globali, dove il provider MSCI tenderà ad estendere il peso delle azioni di classe A, che dovrebbero approfittarne maggiormente. Ampia l’offerta di strumenti passivi per cavalcare il tema (riproduzione riservata)