Lgim, attraverso le voci di Christopher Jeffery, Responsabile Strategie Inflazione e Tassi, e Lars Kreckel, Strategist azionario globale, si chiedono quanto possa essere sostenibile il rally osservato sui mercati azionari negli ultimi due mesi. La recente piccola flessione in termini di dati sull’inflazione ha provocato una forte e veloce reazione al rialzo nei mercati internazionali, sulle speranze di poter essere vicini alla fine del ciclo di rialzi da parte delle Banche Centrali che tanto ha pesato nel corso del 2022. In un momento in cui la recessione è alle porte in molte aree geografiche, ci si chiede quanto le prospettive aziendali potranno rovinare il precario sentiment degli operatori. Il movimento di recupero dei mercati è peraltro stato importante sia per gli asset rischiosi che per quelli più difensivi, come le obbligazioni ad alto rating: le azioni statunitensi sono salite di oltre il 5% in pochi giorni rispetto alla chiusura del venerdì precedente alla comunicazione del dato di metà novembre, mentre i rendimenti dei Treasury statunitense sono crollati di circa 35 punti base, dinamica realizzata quasi per intero nelle ore successive al comunicato dei dati sull'inflazione.
Secondo gli esperti di Lgim, sono state principalmente due le emozioni che hanno guidato il sentiment del mercato: il sollievo e la speranza. Sollievo perché l'inflazione core statunitense ha superato le aspettative del mercato in 8 delle 12 precedenti occasioni, e i mercati si erano abituati a rimandare costantemente il momento in cui l'inflazione avrebbe iniziato la sua lunga marcia di ritorno verso l'obiettivo di lungo termine della Federal Reserve. Ci si era abituati alle delusioni, quindi anche un piccolo risultato positivo è stato un grande sollievo che ha dato il via libera a massicci acquisti.
In relazione al secondo elemento, la speranza, gli ultimi dodici mesi sono stati insolitamente duri per gli investitori in quasi tutte le asset class di investimento, dove la liquidità è stata davvero il re in un contesto di aumento dei rendimenti obbligazionari e parallelo crollo dei sottostanti azionari. Ma con l'indebolimento dell'indice dei prezzi al consumo ormai alle spalle, gli investitori possono osare sperare che il peggio sia passato, visto che ci avviciniamo alla fine del ciclo di rialzo dei tassi. Lgim ritiene che, in effetti, ci si stia avvicinando a un punto di svolta, ma questo non significa che si debba alzare la propensione al rischio in vista della fine dell'anno. La reazione del mercato in merito al livello dei rendimenti dei Titoli di Stato si rivelerà probabilmente più duratura di quella delle azioni: l’avvicinarsi della recessione rafforzerà probabilmente l'idea che il picco dei rendimenti sia alle spalle, ma solleverà anche preoccupazioni sulle prospettive aziendali.
Anche con i tassi di sconto più bassi, l'asticella per una prolungata forza dell’asset class azionaria resta alta. La stagione degli utili è quasi terminata, ma il taglio delle stime continua: le aspettative sugli utili dei prossimi 12 mesi sono scese dello 0,8% e le stime di crescita di Lgim per il 2023 sono al 4%. In relazione alle stime sugli utili del quarto trimestre 2022, queste sono scese del 5% dall'inizio di ottobre; un risultato leggermente peggiore rispetto ai normali ribassi per il quarto trimestre in questo periodo dell'anno. Goldman Sachs ha a sua volta tagliato, di recente, le sue previsioni sugli utili (top-down) Usa da +3% a 0% per il 2023, un po' sotto il consenso degli analisti bottom-up.
Questa previsione, tuttavia, è ancora di gran lunga superiore al loro scenario di lieve recessione, pari a -11%. Inoltre, le delusioni sui risultati del terzo trimestre sono state piuttosto ampie, con le big tech in forte sofferenza seguite da numerosi settori. Solo le stime dei settori non ciclici sono rimaste pressoché invariate, mentre quelle dell'energia sono aumentate. Le previsioni per il quarto trimestre sono state ridotte nel 71% delle società. La debolezza degli utili che si sta osservando, conclude Lgim, è troppo ampia per essere considerata idiosincratica: è più probabile che sia determinata dal contesto macroeconomico globale. In tal senso, ha senso ritenere che possa essere più sostenibile il rally dei bond piuttosto che quello ossrvato sulle azioni. (riproduzione riservata)