I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona soffrono, con quello del Btp decennale che ha sfondato la soglia del 4%, al 4,14%, dopo la decisione della Banca centrale europea di alzare i tassi di 50 punti base. Nel dettaglio, le operazioni di rifinanziamento principali, i rifinanziamenti marginali e i depositi hanno raggiunto tassi rispettivamente del 2,5%, 2,75% e del 2%. A pesare fortemente sul segmento obbligazionario sono anche le decisioni sul Quantitative tightening: la Bce ridurrà il portafoglio del Programma di acquisto di attività (App) di 15 miliardi di euro al mese a partire da marzo 2023. Nel comunicato post riunione si legge che, data una revisione al rialzo delle prospettive di inflazione, il Consiglio direttivo ritiene che i tassi di interesse debbano essere incrementati “in misura significativa a un ritmo costante per raggiungere livelli sufficientemente restrittivi da assicurare un ritorno tempestivo dell’inflazione all’obiettivo del 2% nel medio termine”. La Bce, nelle nuove previsioni, ha prospettato un’inflazione all’8,4% nel 2022 per poi raggiungere il 6,4% nel 2023 e, dopo aver toccato il 3,4% nel 2024, dovrebbe frenare al 2,3% nel 2025. La decisione della Bce segue quella della Bank of England, che ha anch’essa incrementato i tassi di interesse di 50 punti base, portando il tasso di riferimento al 3,5%. I membri del board hanno fatto intendere che potranno essere necessari ulteriori rialzi dei tassi di interesse e hanno sottolineato che la BoE, in caso di pressioni inflazionistiche, sarà pronta a rispondere con forza.