Oltre 14mila km di ferrovie e metropolitane, 82mila km di strade, più di 3.400 km di gallerie e 319 dighe costruiti nel mondo con soluzioni spesso d’avanguardia, questa è Webuild oggi. Fiore all’occhiello dell’industria italiana, è tra i principali player globali nel settore delle infrastrutture complesse, grazie a elevate competenze e capacità di delivery.

La sua storia di più di un secolo è lo specchio delle trasformazioni, delle evoluzioni e dei successi del nostro Paese. Un esempio di come l’ingegneria italiana, partendo dalla visione imprenditoriale delle prime società di costruzioni, possa diventare protagonista della trasformazione globale arrivando ad essere bandiera della nazione nel settore delle grandi infrastrutture. Webuild, che tra l’altro si fregia di essere da diversi anni numero uno al mondo per la realizzazione di infrastrutture nel comparto acqua, secondo Engineering News - Record, tra le più importanti riviste di settore, ha radici nel lontano 1906, quando nascono le prime aziende italiane di costruzioni, che si uniranno nel corso degli anni a formare la realtà di oggi. Da allora comincia una lenta metamorfosi industriale che ha accelerato negli ultimi dieci anni, portando a una trasformazione profonda, soprattutto sul piano strategico, finanziario e organizzativo.
La svolta arriva nel 2011 con l’operazione su Impregilo, culminata nel 2014 con la nascita di Salini Impregilo, cui segue un rapido e impressionante salto di scala. Nel 2016 il gruppo entra nel mercato statunitense con l’acquisizione di Lane Construction. Nel 2020 cambia nome in Webuild, nell’ambito del «Progetto Italia». L’integrazione di Astaldi segna la nascita di un player capace di competere su scala globale che, nel 2023, con l’acquisizione di Clough ha visto l’Australia diventare il suo primo mercato estero. Dal 2012 il gruppo ha quintuplicato il fatturato e oggi è sinonimo di costruzioni infrastrutturali nei settori ferrovie, metropolitane, ponti, dighe, progetti idrici, green building, opere complesse, un attore strategico nella transizione ecologica, nella mobilità sostenibile e nella sicurezza idrica ed energetica, cresciuto a livelli globali esportando il genio e le competenze italiane in tutto il mondo. Tra i progetti portati a termine, l’espansione del Canale di Panama, il secondo ponte sul Bosforo in Turchia, il grattacielo Kingdom Centre in Arabia Saudita e tantissime linee metropolitane, a partire da quelle di Milano e Roma. Tra i numerosi in corso, due su tutti da ricordare: la galleria di base del Brennero, che sarà il tunnel ferroviario più lungo al mondo, e il più grande sistema idroelettrico in Australia.
50
I Paesi nel mondo in cui è presente il gruppo
12 miliardi di euro
I ricavi nel 2024
58,7 miliardi di euro
Il valore del portafoglio ordini al 30 giugno 2025
Un modello di azionariato diffuso che ha generato (e distribuito) valore

Attività in 50 Paesi, 95mila persone coinvolte, una filiera di circa 17.500 imprese, sono questi oggi i numeri di Webuild, una delle prime aziende italiane private quotate in borsa e consede in Italia e un azionariato di tipo diffuso. Il primo azionista è Salini s.p.a., la holding della famiglia Salini, che detiene il 38,55% delle azioni ordinarie. Un ruolo centrale è giocato da Cdp Equity, la società di investimento del gruppo Cassa Depositi e Prestiti con il 16,47% delle azioni. Il restante 44,98% è distribuito tra investitori istituzionali e retail, tra cui Intesa Sanpaolo. La sua capitalizzazione di mercato ha raggiunto livelli storici, con una performance superiore agli indici italiani e internazionali. Dal 2020 Webuild ha distribuito dividendi per 337 milioni di euro, confermando la capacità del gruppo di generare valore per gli investitori.