Design italiano, cucina gourmet, attenzione all’ambiente. Le strutture che portano la firma The Cocoon Collection (Azemar Holding) sono luoghi progettati per offrire il meglio fondendosi con il territorio, e parlano tutti una lingua comune, appresa in più di 40 anni di esperienza nel mondo dei viaggi. Il luxury brand, infatti, è nato solo nel 2022, ma racchiude tutta l’esperienza della famiglia Azzola nell’Oceano Indiano. «Nel 1980 mio padre è stato tra i pionieri del turismo nello Sri Lanka», spiega Attilio Azzola, founder e corporate sales manager di The Cocoon Collection. «Mia madre, Maria Rosa Campora, agli inizi degli anni 80, ha dato vita invece al tour operator Azemar, all’interno del quale siamo cresciuti io e i miei fratelli Alessandro e Andrea». La sua lezione più importante? «Una grande passione per il lavoro. Che abbiamo coltivato fin da bambini. Già al liceo, finita la scuola, andavamo a lavorare in albergo come bagnini, cuochi o in ruoli d’ufficio. Un modo unico di conoscere l’industria turistica che è ramificata in molte direzioni: da quelle più evidenti per il cliente, come il servizio, a quelle più nascoste ma fondamentali, come la parte finanziaria, strategica, di marketing. È un sistema complesso, e il lato imprenditoriale è anche la parte più divertente», aggiunge il manager.

Quell’approccio, coltivato fin da piccoli, ha rappresentato un incredibile punto di forza per i tre fratelli Azzola, spingendoli verso il passaggio al settore alberghiero. «Nel 2006/07, in un periodo di flessione per i tour operator, abbiamo aperto il Gold Zanzibar, un resort 5 stelle con spa, nella parte più interessante dell’isola, della cui gestione si è occupato Andrea». Oggi The Cocoon Collection, con un fatturato di 80 milioni di euro e una redditività in crescita, include anche Cocoon Maldives (il cui sviluppo è stato seguito da Alessandro), con un hotel di design più volte premiato come Leading design resort in South Asia. All’offerta si aggiungono You & Me, isola privata adults only, l’unica a offrire un ristorante sottomarino gestito dallo chef stellato Andrea Berton (mentre Giovanni De Ambrosis è corporate executive chef dell’intera catena) e Joy Island.
I progetti futuri? «Con le prossime due aperture previste sempre a Zanzibar e nelle Maldive chiudiamo il cerchio e offriamo un menù completo nell’hotellerie di lusso. Ma sogniamo comunque altre aperture in Sri Lanka, per esempio, e anche in Italia. Anche se le lungaggini burocratiche ci frenano al momento». Intanto il gruppo si gode il successo del Bawe Island: un’isola di oltre 30 ettari, con 70 ville esclusive immerse nella natura e a un passo da Stone Town (Zanzibar).

Un esempio di soggiorno di design, grazie alla collaborazione con brand di eccellenza del made in Italy come Lago, Etro e Frette e sempre nell’ottica di sostenibilità ambientale. «Bawe è una riserva marina: abbiamo sistemi di riciclo, orti per la produzione locale di verdure, accordi con pescatori a chilometro zero». Una vision in continua evoluzione che, per ora, non prevede una terza generazione in azienda. «I nostri figli sono ancora troppo piccoli. Ma staremo a vedere... ».
80 milioni di euro
Il fatturato del 2024; la previsione di chiusura del 2025 è a quota 100 milioni
1.600
I dipendenti complessivi nelle strutture del gruppo
2011
L’anno di apertura del Gold Zanzibar, il primo resort del gruppo, che ne ha sancito il passaggio da tour operator a brand alberghiero di lusso
Una Fondazione per valorizzare il territorio e la cooperazione con le popolazioni locali
«Noi restiamo ospiti. Anche se investiamo, dobbiamo rispettare il territorio». Con queste parole Attilio Azzola ha sintetizzato la politica di crescita e sviluppo che caratterizza il gruppo da oltre 40 anni. Nel 2016, è nata a Zanzibar la Fondazione Sofia Luna Azzola, organizzazione non profit, con l’obiettivo di cooperare con le istituzioni per migliorare l’istruzione delle nuove generazioni e valorizzare la cultura del posto. Un impegno che, in concreto, ha portato alla ristrutturazione di scuole per 500 bambini e borse di studio per studenti del settore turistico. «Alle Maldive, invece, abbiamo voluto che una parte importante della dirigenza fosse maldiviana, in modo da garantire continuità culturale e offrire opportunità di crescita alle nuove generazioni. Da lì è nata anche la volontà di restituire al territorio: abbiamo creato, anche qui, una Fondazione che sostiene scuole, biblioteche e programmi di formazione per giovani e adulti». Un impegno costante che ha portato reciproco sostegno e garantito il miglioramento delle condizioni di vita locali.