I farmaci basati sul GLP-1 hanno sdoganato felicemente la terapia dell’obesità, rendendola fattibile e altamente efficace. Ma uno dei problemi ancora aperti nel trattamento di questa condizione è come mantenere il peso perso nel tempo. Molti, infatti, dopo essere dimagriti di 10, 20, 30 chili, recuperano rapidamente parte del peso perduto (alcuni fino a circa i due terzi, entro un anno dalla sospensione), quando interrompono la terapia. E questo non perché i farmaci non funzionino, ma per la natura stessa dell’obesità, malattia cronica e recidivante.
La tirzepatide, un farmaco che agisce sui recettori GIP e GLP-1 (dual agonist), ha dimostrato una grande efficacia nel programma di studi Surmount, consentendo di ottenere riduzioni di peso significative e miglioramenti di una serie di fattori di rischio cardio-metabolico. Ma anche in questo caso, alla sospensione del farmaco, questi benefici in gran parte si perdono.
Un nuovo studio pubblicato su The Lancet, il Surmount-Maintain e presentato in contemporanea a Istanbul al congresso ECO2026 dalla dottoressa Deborah B. Horn (nella foto), della University of Texas (Usa), ha valutato se ridurre la dose di tirzepatide, anziché interromperla completamente possa aiutare a mantenere il peso perso.
Lo studio ha coinvolto 441 adulti con obesità (peso iniziale medio 114 Kg, BMI medio 40). Nelle prime 60 settimane tutti i partecipanti sono stati sottoposti a terapia con tirzepatide, una volta a settimana alla massima dose tollerata (10 o 15 mg), ottenendo così un’importante perdita di peso. Nelle prime 60 settimane tutti i pazienti venivano trattati con tirzepatide a dose piena (10 o 15 mg/settimana).
Successivamente, venivano assegnati, per ulteriori 52 settimane, a tre gruppi di trattamento: 1) prosecuzione alla dose piena; 2) riduzione a 5 mg; 3) transizione a placebo. Durante questo periodo, se una persona recuperava oltre il 50% del peso perso, poteva riprendere la tirzepatide a dosaggio pieno come ‘terapia di salvataggio’ (rescue therapy).
Al termine di queste 52 settimane, il gruppo che aveva proseguito il trattamento a dosaggio pieno, aveva mantenuto quasi del tutto il peso perso nella prima parte dello studio (pari ad una perdita media di peso del 22% circa); il secondo gruppo, trattato con il dosaggio ridotto (5 mg a settimana), ha recuperato in parte il peso perso, ma in maniera contenuta (la perdita media di peso totale alla fine si è attestata sul - 17%); l’ultimo gruppo (placebo), restato senza terapia attiva, ha recuperato molto più peso (la perdita di peso media alla fine è stata - 10% circa).
Anche i benefici metabolici e la qualità della vita sono risultati migliori nei soggetti che hanno proseguito la terapia, soprattutto in quelli del gruppo ‘dose piena’. Gli effetti indesiderati più comuni sono stati quelli attesi a livello gastrointestinale: nausea, vomito, diarrea, dolore addominale. Non sono emersi nuovi segnali di allarme.
Questo è il primo studio sull’obesità che dimostra in modo scientifico (e non solo ‘intuitivo’) che: ridurre la dose di un farmaco efficace può aiutare a mantenere il peso perso; una strategia di ‘de-escalation’ sembra dunque preferibile alla sospensione completa. Nel gruppo placebo, è dovuto ricorrere alla ‘rescue therapy’ ben il 67% dei partecipanti, perché stava recuperando troppo peso, contro il 25% di chi era passato al mantenimento a 5 mg.
Questo conferma che l’obesità, in quanto malattia cronica (e recidivante), per molte persone, richiede una terapia continuativa nel tempo. Ridurre la dose a 5 mg potrebbe essere una strategia ‘intermedia’ da prendere in considerazione perché è più vantaggiosa dal punto di vista economico e permette comunque di mantenere gran parte dei risultati ottenuti. Ma le risposte sono molto individuali: alcune persone mantengono bene il peso raggiunto, altre invece tendono a recuperarlo.
L’obesità insomma va trattata come qualsiasi altra malattia cronica. Perdere peso rappresenta una prima importantissima fase; ma mantenere i risultati raggiunti può richiedere cure a lungo termine. La sua gestione richiede dunque supporto a lungo termine, interventi sullo stile di vita, ma soprattutto strategie terapeutiche personalizzate, nell’ambito di scelte condivise con il paziente.