Al di là delle recenti emergenze legate alla guerra in Ucraina, se c’è un luogo simbolo della più drammaticamente iconica crisi umanitaria degli ultimi anni è senza dubbio il Mediterraneo, quel Mare Nostrum per secoli principale fonte di vita e di ricchezza diventato cimitero di migliaia di vite, inghiottite dalle onde durante viaggi disperati alla ricerca di un approdo sicuro e un futuro possibile. Ed è proprio per non rimanere indifferente davanti a queste tragedie che, nel 2015, nasce Open Arms, una ong la cui missione è tanto semplice da raccontare quanto difficile da mettere in pratica: salvare vite.
In sette anni di attività, Open Arms ha compiuto quasi 90 missioni nel Mediterraneo, mettendo in salvo circa 62mila persone con le proprie navi che battono le rotte del mare in attività di ricerca, soccorso e monitoraggio. Attività che non poche volte hanno trovato più ostacoli nelle aule della politica che nelle onde del mare: «Nel tempo - si legge non per caso sul sito della ong - ci siamo resi conto che, invece di mettere in campo un sistema strutturato di protezione del diritto più importante, quello alla vita, le amministrazioni dei governi europei non hanno fatto che intensificare la loro ostilità nei confronti delle organizzazioni umanitarie come la nostra, il cui unico obiettivo era e continua a essere proteggere la vita dei più vulnerabili». Negli anni, questa protezione si è estesa dal mare alla terraferma, mettendo in pratica un’altra di quelle azioni che la politica si limita a ripetere come slogan vuoto e spesso polemico: «aiutarli a casa loro». Così, Open Arms ha idealmente compiuto in senso inverso la rotta dei migranti, seguendo le parole di quelle persone che, salvate in mezzo al mare, hanno raccontato che se avessero conosciuto i rischi e i pericoli del viaggio forse non l’avrebbero intrapreso. Il progetto Origine di Open Arms nasce proprio dalla volontà di informare e sensibilizzare sui pericoli del viaggio le comunità di riferimento dei diversi Paesi dell’Africa Occidentale da cui tante delle persone salvate in mare provenivano e provengono, cercando di riflettere insieme a loro e di fornire delle valide alternative possibili direttamente nella loro terra.
Ma il lavoro di sensibilizzazione non si limita alle popolazioni africane che vedono la traversata del Mediterraneo come l’ultima possibilità per dare un orizzonte diverso alla propria vita, ma coinvolge anche, e soprattutto, le persone che, su queste sponde del Mediterraneo, sono chiamate a capire le ragioni dei migranti e conoscere le loro storie prima ancora che ad accoglierli. Educazione alla libertà è il nome del progetto che mira a stimolare nella società una riflessione sul tema dei diritti umani, sul loro rispetto e le loro violazioni, promuovendo la diffusioni dei valori di uguaglianza, convivenza, mediazione, dialogo e la cultura della pace. Su questo versante, Open Arms ritiene prioritario il dialogo con le scuole, le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi, per stimolare un confronto e costruire nuove comunità più consapevoli e solidali, capaci di stringere «quei legami sociali che valorizzano le differenze piuttosto che rifiutarle».
La campagna del 5x1000 di Open Arms è rivolta a tutte e tre queste missioni. Il codice fiscale per contribuire è: 97996290587.
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