Arte sartoriale e spirito imprenditoriale si intrecciano da generazioni nella storia della Scuderi. Tutto comincia con un sarto, immigrato dalla Sicilia a Roma, che inizia a lavorare da Tagliatore. È lui a instillare nel sangue della famiglia la passione. La prima vera azienda di confezione nasce però a Viterbo nel 1953, fondata da Gaetano con il fratello, da cui si divide però nel 1967, dando vita al brand attuale, grazie all’assegnazione di un appezzamento di terra a Cura di Vetralla. Il testimone è passato di mano fino alla quarta generazione di oggi. «Nonostante i cambiamenti, il cuore pulsante dell’attività è rimasto inalterato: creare capi di alta qualità, mantenendo viva l’artigianalità che caratterizza il prodotto, considerato a pieno titolo sartoriale grazie alla lavorazione intelata e ai punti a mano che rendono il capo morbido, confortevole e prezioso», spiega Gaetano Scuderi, ultimo della famiglia a entrare in azienda.

Nonostante i successi, non sono mancati i momenti bui. La prematura scomparsa del nonno, nel 1979, ha fatto emergere una figura di incredibile forza: la nonna, Gabriela Capoccioni Scuderi. «In un’epoca in cui l’imprenditoria era dominio maschile, lei è diventata una delle prime donne protagoniste del settore». Con grande determinazione ha portato avanti gli affari fino a quando il figlio e gli altri familiari non sono entrati nell’impresa. «Ancora oggi è in attività e la sua lezione più grande è un pilastro della filosofia aziendale: non mollare mai».
L’attuale assetto societario vede il padre Stefano come detentore maggioritario delle quote, affiancato per l’appunto dal figlio Gaetano. «Mio padre, classe ’64, è più pragmatico e talvolta riluttante all’uso della tecnologia. Lui è l’uomo dei numeri che cura la produzione, i tempi e i metodi. Io invece sono la parte più vulcanica. Porto idee e sogno un po’ a occhi aperti, ma riconosco di aver bisogno di una guida paterna per procedere con passi ponderati», aggiunge Gaetano Scuderi. Il segreto? «La divisione dei compiti con un obiettivo comune: far prosperare l’impresa e ampliare il business». L’evoluzione tecnologica è stata fondamentale per aumentare produttività e redditività. «Uno dei cambiamenti più importanti è stato il passaggio, a inizio anni 90, dal taglio a mano al taglio automatico». Oggi un grande aiuto viene dai programmi informatici, in particolare da un sofisticato sistema digitale B2B per la gestione degli ordini. «L’inserimento della tecnologia ci aiuta a realizzare una maggiore personalizzazione e più dettagli sui capi. Il bespoke ha reso il marchio leader nel capospalla intelato su misura in Italia». Oggi la Scuderi fattura il 70% fuori Italia, con gli Usa che valgono il 30-40% del business. «Tra i progetti c’è quello di espanderci in nuovi mercati, in particolare quello asiatico». Grazie anche ad alcune nuove sfide: «L’obiettivo è offrire un total look personalizzato, dal capospalla alla camiceria, alla maglieria, affiancato dal lancio di una linea femminile su misura».
1967
L’anno di fondazione dell’azienda
2019
L’ingresso ufficiale della quarta generazione con Gaetano Scuderi
210
Il numero di dipendenti distribuiti fra gli stabilimenti e i laboratori satelliti
Export, energia pulita e radici salde: come si tesse il futuro

Una realtà solida da quattro generazioni, con un fatturato di 11 milioni di euro nel 2024. Scuderi ha costruito la sua vera forza con il capitale umano: 210 dipendenti, tra cui 5 laboratori esterni satelliti che lavorano esclusivamente per l’azienda (per le confezioni e le rifiniture). Lo stabilimento principale rimane a Cura di Vetralla (Vt), dove tutto è iniziato. Sul fronte della sostenibilità, uno degli investimenti più recenti ha riguardato l’installazione di un impianto fotovoltaico sul tetto dello stabilimento che rende l’impianto autosufficiente per l’energia elettrica nel periodo estivo e al 50-60% in quello invernale. La vera rivoluzione è però l’export: se un tempo il mercato italiano valeva l’80% del fatturato, oggi il 70% del business arriva da fuori Italia. Gli Usa guidano la classifica, seguiti dai paesi Ue e poi gli extra-Ue. La Francia è un mercato particolarmente strategico, grazie all’alta moda che produce in Italia; altri sbocchi importanti sono Inghilterra, Germania, Svizzera, Lussemburgo e Austria.