Come un buon vino, che matura lentamente e acquista complessità con il passare del tempo, così la storia di Sagna, azienda di importazione e distribuzione di vini, liquori e distillati, si è affinata nel corso di quasi un secolo. Fondata a Torino nel 1928 dal barone Amerigo Sagna, la società ha mantenuto la missione di selezionare e distribuire solo prodotti di assoluta qualità, promuovendo cultura e valore, oltre che business, lungo tutta la filiera.

Eppure, gli inizi, quando il mercato italiano era tutt’altro che ricettivo verso i prodotti stranieri, non sono stati facili. Dopo la Seconda Guerra, è Ernesto Sagna, figlio del fondatore, a rilanciare l’attività con lungimiranza e visione finché, negli anni 80, Massimo Sagna imprime un’ulteriore accelerazione, scegliendo di puntare su vini e spirits di eccellenza, spesso frutto di produzioni artigianali. Da allora la filosofia aziendale è rimasta la stessa: indipendenza, serietà e rifiuto delle mode, privilegiando collaborazioni con aziende familiari capaci di garantire continuità e autenticità. «Nel panorama italiano, siamo i più antichi tra coloro che fanno importazione e distribuzione di vini e distillati», racconta l’attuale a.d. Carlo Alberto, al timone dell’azienda insieme al fratello Leonardo e affiancato dal padre Massimo. Oggi Sagna rappresenta circa quaranta case vinicole e di distillati, un portafoglio selezionato e volutamente ridotto rispetto ad altri competitor.
«Ogni generazione ha apportato nella storia di Sagna qualcosa di nuovo», commenta Massimo Sagna, «ma i frutti delle decisioni prese possono essere valutati solo con il tempo. Sono sempre più convinto che la strada tracciata da mio nonno, perfezionata da mio zio Ernesto e portata avanti con dedizione da Giusto Lusso, sia quella giusta per il futuro: si berrà sempre meno, ma sempre meglio. Oggi mi gratifica vedere che i miei figli, quarta generazione Sagna, lavorano con noi». «In realtà il mio ingresso in azienda fu abbastanza traumatico», ricorda Leonardo. «Era il gennaio 2013, l’azienda arrivava da anni di calo e la tensione era palpabile. La società però è sempre stata finanziariamente solida e questo ci ha permesso di resistere e rimontare nelle vendite già dall’anno successivo». La convivenza tra generazioni negli uffici di Sagna non segue norme rigide, ma i consigli dettati dall’esperienza delle generazioni precedenti, che delegano progressivamente le responsabilità, mantenendo un ruolo di supervisione e guida. «Per noi l’elemento caratterizzante di un’azienda familiare è il lungo termine, per visione ed obiettivi. L’esempio più evidente è nel rapporto con i partner e la forza vendita: con alcuni di loro siamo già alla seconda generazione».
Negli ultimi anni, ai grandi vini francesi, si sono aggiunte in catalogo alcune eccellenze italiane, un progetto che coinvolge da vicino proprio le nuove generazioni. «La nostra intenzione è allargare il portafoglio con mandati mirati e arrivare ad avere un produttore rappresentativo per ogni principale zona di produzione, ma senza pressioni di breve termine». Con i tempi del buon vino, appunto.
1928
L’anno di fondazione dell’azienda, a Torino
30 milioni di euro
I ricavi delle vendite superati nell’esercizio 2024
3 milioni di euro
L’utile netto nell’esercizio 2024
Nel catalogo solo eccellenze, meglio se di aziende familiari
Il percorso di crescita di Sagna trova conferma nei numeri del bilancio 2024. La società ha registrato ricavi dalle vendite superiori a 30 milioni di euro, un utile netto maggiore di 3 mln ed Ebitda pari al 12,5%. La solidità del gruppo emerge dall’analisi pluriennale delle performance: dal 2017 al 2023, il fatturato è passato da 20,2 a 39,6 mln (+96%). Gli utili sono cresciuti da 1,3 a 4,2 mln, con un incremento del 223%, mentre l’Ebitda è aumentato da 2,8 a 7 mln (+150%). Il cuore del business, nel corso degli anni, è rimasto il vino (distillati e liquori rappresentano circa il 7% del fatturato): in particolare, lo champagne di maison storiche come Louis Roederer o Deutz, ma anche i vini più iconici di Borgogna, Bordeaux, della Valle del Rodano, e, da qualche anno, anche bottiglie d’eccellenza del Nord Italia (Anselmet, Secondo Marco, Castello di Neive...), selezionate per la valorizzazione dei vitigni autoctoni e la comune visione familiare e indipendente. Una scelta che unisce prestigio internazionale e valorizzazione dei terroir nazionali.