C’è chi nella tessitura Rubelli da vent’anni si dedica esclusivamente a realizzare a mano, su un telaio originale del Settecento, il velluto soprarizzo, pregiatissima arricciatura dall’effetto tridimensionale (da 3mila euro/metro). E poi broccati, damaschi, lini, sete, lampassi… Da 135 anni il dna dei veneziani Rubelli è intrecciato ai tessuti e la famiglia è cresciuta diventando un’impresa con un passato fastoso e un presente business oriented. «A un teatro è legato uno dei miei ricordi più cari. Nel 2005 abbiamo aiutato La Fenice a risorgere dalle ceneri del terribile incendio fornendo i velluti per le poltrone e i palchi e donando i tessuti per le Sale Apollinee. Per condividere questo momento di gioia, portammo in scena l’opera Mitridate di Nicolò Porpora, con la regia di Massimo Gasparon Pizzi, e riempimmo il teatro con dipendenti, agenti, distributori e amici da tutto il mondo. Fu un’emozione indescrivibile ascoltare i cantanti che indossavano abiti sontuosi, realizzati con i tessuti più preziosi delle nostre collezioni», racconta Nicolò Favaretto Rubelli, a capo, assieme al fratello Andrea, di un gruppo che è diventato una delle più importanti realtà di interior design.

Se la tessitura è a Como, il cuore resta saldo a Venezia, a Ca’ Pisani Rubelli, dimora della famiglia dalla metà del XIX secolo, sede dello showroom e dell’archivio storico che custodisce circa 50mila pezzi dal Cinquecento a oggi. «Viviamo nella tradizione, ma ci muoviamo nel contemporaneo». Oltre il prestigio del nome, il vanto dei numeri: l’azienda è presente in circa 90 Paesi, conta circa 150 dipendenti, due brand tessili (Rubelli e Kieffer), un fatturato per il 2024 di 35 milioni di euro, su cui l’export pesa per l’80%.
Tra le strategie che hanno determinato la crescita del gruppo, una si è rivelata particolarmente vincente. «Abbiamo anticipato e presidiato il settore contract», spiega Nicolò. Lui e il fratello Andrea sono gli esponenti della quinta generazione, impegnati in azienda appena dopo la laurea. «Questo ci ha permesso di crescere e di assumere progressivamente responsabilità in settori diversi». La conclusione di questo percorso è stata la nomina di entrambi come amministratori delegati, ufficializzata dal cda lo scorso settembre, «a conferma della direzione “bicamerale" che unisce tradizione e visione strategica». La sesta generazione è ancora giovane, ma pronta a tessere la trama del futuro. «Abbiamo ancora qualche anno per riflettere, ma soprattutto per far riflettere in autonomia chi prenderà il nostro posto sull’impegno che richiede la scelta di proseguire l’attività di famiglia».
135
Gli anni di storia dell’azienda
5
Le generazioni che si sono avvicendate, contribuendo all’affermazione di Rubelli in 90 Paesi
50mila
I documenti storici custoditi negli archivi della Fondazione Rubelli
Un nuovo Teorema per uscire dai confini

«Gustav Mahler sosteneva che la tradizione non è culto delle ceneri, ma cura del fuoco», cita il ceo Nicolò Favaretto Rubelli. «Avevamo bisogno di nuova energia, di far ardere il nostro brand e mostrare al mondo la nostra vera identità». Così, nel 2023 Rubelli ha affidato la direzione creativa a Formafantasma, studio fondato da Andrea Trimarchi e Simone Farresin e caratterizzato dal forte orientamento alla ricerca. «L’obiettivo era di uscire dalla nicchia privilegiata, dal meraviglioso perimetro veneziano e dall’immagine di azienda del passato per condurci nel mondo contemporaneo e allargare il mercato». Il primo lavoro è stato reinventare Kieffer, il brand della designer Dominique Kieffer acquisito nel 2001, conferendogli una forte identità, con una particolare attenzione alle materie prime e alle tecniche di tessitura. Con la nuova collezione Teorema il gruppo ha incontrato le esigenze del mondo del contract e del residenziale alto di gamma, con tessuti ad alte prestazioni e nuove lane, per svincolare la percezione del brand prevalentemente legata alle sete e alle stoffe preziose.