Quando nel 1861 Vittorio Emanuele II proclamò la nascita del Regno d'Italia, Riso Gallo era già attiva da 5 anni: fondata a Genova nel 1856 dal commerciante Giobatta Preve, fu poi trasferita a Robbio Lomellina, in provincia di Pavia, dove si trova ancora oggi la sede principale. Da sempre sotto la guida della famiglia Preve, si prepara a spegnere 170 candeline l’anno prossimo, durante i quali ha portato sulle tavole italiane i suoi «Chicchiricchi», claim geniale che ha segnato l’intero cammino della comunicazione pubblicitaria del marchio a partire dal Carosello, contribuendo a diffondere nel mondo la cultura del risotto.
Oggi l’azienda conta 140 dipendenti, registra oltre 138 milioni di euro di ricavi consolidati ed è tra i leader di mercato sia in Italia sia all’estero, dove continua a crescere a doppia cifra. La famiglia Preve oggi è rappresentata dalla sesta generazione con i fratelli Carlo, Emanuele, Eugenio e Riccardo, tutti consiglieri delegati con differenti competenze. Elemento chiave della crescita, la meritocrazia. «Per creare valore nel lungo termine in un’azienda familiare è necessario premiare il talento. Anni fa mio padre Mario, dopo un litigio con i suoi fratelli, decise lucidamente di stipulare un patto, tuttora valido, che prevedeva l’ingresso in azienda dei membri della famiglia solo nel caso in cui avessero potuto apportare un reale valore e dimostrare di possedere le competenze adeguate», dichiara Emanuele Preve.
Il patto stabilisce criteri rigorosi: una laurea, la conoscenza di almeno tre lingue oltre all’italiano e un’esperienza lavorativa di almeno tre anni in un’azienda internazionale esterna. Inoltre, l’ingresso è consentito solo se esiste una posizione vacante coerente con le competenze acquisite. «Io, per esempio, dopo la laurea in Ingegneria al Politecnico di Milano, ho lavorato per tre anni all’estero in diverse aziende internazionali, per poi rientrare in Italia e maturare esperienze nei settori industriale e bancario. Sono entrato in Riso Gallo a 39 anni, nel 2013, solo dopo aver consolidato le skill necessarie per il mio ruolo».
Per gestire le dinamiche relazionali tra familiari che lavorano insieme, nel tempo è stato costruito un modello di governance condiviso, basato su ruoli chiari e ben definiti. Ogni membro ha responsabilità precise, fattore che evita sovrapposizioni e facilita il processo decisionale. «Organizziamo regolarmente riunioni per confrontarci sulle scelte strategiche, momenti fondamentali per garantire allineamento e coesione. Questo approccio consente di lavorare in sinergia, orientati verso obiettivi comuni», spiega. Anche il futuro passaggio alla settima generazione seguirà lo stesso processo basato su merito e valutazione esterna, non soltanto sui legami familiari.
1856
L’anno della fondazione a Genova da parte del commerciante Giobatta Preve
138 milioni di euro
I ricavi consolidati nel 2024, in crescita rispetto all’anno precedente soprattutto grazie all’export
90
I Paesi nel mondo in cui sono presenti i «Chicchiricchi di fantasia», evoluzione dello storico claim
Carta del Riso e digitalizzazione per coltivare il futuro
Dal 2018, con il programma Coltiviamo il Futuro, l’azienda ha scelto di costruire una filiera più solida e partecipata, capace di generare benefici per i territori e per le comunità che operano nel settore risicolo. La filosofia è semplice, ma profonda: un riso è davvero sostenibile quando, oltre a rispettare l’ambiente, sostiene le persone, l’economia locale, la biodiversità e la cultura agricola. La rete dei risicoltori aderenti al programma è cresciuta negli anni, passando da poche decine di realtà nel 2019 a oltre duecento aziende agricole nel 2024. Questa alleanza ha trovato un fondamento sulla Carta del Riso, lanciata nel 2021 ed evolutasi in una certificazione obbligatoria per chi fa parte della comunità, verificata da un ente terzo. E uno strumento concreto nell’app Gallo4Farmers: evoluzione del precision farming applicato alla risicoltura, consente alle aziende agricole di monitorare in tempo reale le pratiche colturali, gestire i registri aziendali, tracciare l’uso dell’acqua e ottimizzare le risorse in ottica di sostenibilità.