Il nostro passaggio generazionale non è stato un momento preciso, ma un percorso. È avvenuto nel segno della continuità, con grande rispetto reciproco e la consapevolezza che la forza di un’impresa familiare sta nel saper evolvere restando fedele ai propri valori. Non ci sono stati strappi, ma dialogo e una visione condivisa su cosa significhi portare avanti un’eredità. Gli aneddoti sono tanti, dalle riunioni in famiglia intorno al tavolo di casa alle prime decisioni prese insieme, ma il filo conduttore è sempre stato lo stesso: rispetto per il passato e responsabilità verso il futuro».
Così racconta la storia di Rigoni di Asiago Cristina Rigoni, entrata nel ristretto gruppo, solo il 4%, delle ceo in Italia all’inizio del 2025. Alla presidenza del brand, Andrea Rigoni, nipote della fondatrice, Elisa, che negli anni 20, sull’Altopiano di Asiago, trasforma la sua attività di apicoltrice, svolta fino ad allora a livello amatoriale, in un vero e proprio lavoro, coinvolgendo tutta la famiglia. Andrea Rigoni, seconda generazione ai vertici dell’azienda di famiglia, pioniere del biologico in Italia, convinto sostenitore di un modello d’impresa sostenibile, ne ha guidato lo sviluppo per oltre 40 anni, fino a trasformarla in una consolidata realtà internazionale.
Con un fatturato complessivo di 162,7 milioni di euro, il gruppo, che ha oltre 300 dipendenti, tra Italia (54%), Francia (23%) e Bulgaria (22%), con presenze anche in Usa e Benelux, presidia lo scaffale della prima colazione con una importante proposta biologica, grazie anche all’acquisizione nel 2023 di Ambrosiae, specializzata in alimenti naturali e biologici, e il lancio di formati innovativi e compostabili, operazioni strategiche volute dalla ceo.

Ma come si concilia il passato con la strategia del presente? «Con una parola chiave: coerenza», spiega Cristina Rigoni. «Il passato ci ricorda chi siamo, la strategia ci guida verso ciò che vogliamo diventare. Guidare un’impresa con oltre un secolo di storia è una grande responsabilità, ma anche un privilegio. Significa custodire un patrimonio prezioso e, allo stesso tempo, avere il coraggio di innovare. La storia ci ispira e ci orienta, ma non ci imprigiona: è la base solida da cui partire per costruire ogni giorno il futuro. Guidare un’azienda come questa vuol dire far convivere radici e visione». Alla prossima generazione «vorrei lasciare una Rigoni di Asiago capace di crescere senza perdere la sua autenticità. Un’azienda moderna, sostenibile e aperta al mondo, ma con lo stesso legame con la natura e il territorio che l’hanno fatta nascere. Se potessi scegliere un segno, sarebbe quello di aver consolidato un modello d’impresa che unisce valori e risultati, persone e crescita».
162,7 milioni di euro
Il fatturato totale del gruppo nel 2024, con una crescita del 13% rispetto al 2023 trainata dalle esportazioni. Previsione chiusura 2025: +13,3% di volumi vs 2024
88,3 milioni
Il dato italiano sul fronte dei mercati, dove Rigoni ha rafforzato la propria leadership, con un +9%, mentre l’Europa ha registrato una crescita del 19%, da 59,2 a 70,3 milioni di euro.
57 milioni
I vasetti prodotti ogni anno
Il boom della nocciolata e delle linee plant-based
Rigoni di Asiago nel tempo si è trasformata da piccola impresa in una realtà del settore alimentare internazionale. La base è ad Asiago (Vi), mentre a Foza, sull’Altopiano, sorge lo storico sito produttivo per frutta e miele e nel centro logistico di Albaredo d’Adige, in provincia di Verona, dal 2015 viene prodotta anche l’iconica Nocciolata, la crema al cacao e nocciole, preparata con ingredienti biologici che, da sola, nel 2024 ha registrato un +20%, passando da 61,7 a 73,7 milioni di euro. Significativi i numeri anche delle altre linee plant-based e gluten free, come, per esempio, Fiordifrutta, in 22 gusti (+1,4%, da 56,7 a 57,5 milioni di euro), e la crema Natù (fatturato raddoppiato, da 4,2 a 8,5 milioni).