È tra le più grandi aziende olearie in Europa, uno dei marchi italiani più distribuiti a livello globale, presente in oltre 110 Paesi. Fondata 85 anni fa, oggi la Pietro Coricelli è guidata dalla terza generazione, con Chiara che ha assunto il ruolo del papà, Giuseppe Antonio, diventato presidente onorario dopo aver guidato l’azienda per oltre 30 anni. La nuova presidente e a.d., 44 anni, è al vertice insieme ai fratelli. Un passaggio generazionale sapientemente gestito, che ha portato a rafforzare ulteriormente la solidità della governance aziendale. Chiara Coricelli ha avviato inoltre un percorso di innovazione e sostenibilità, introducendo la tracciabilità di filiera e la blockchain. Sotto la sua leadership il gruppo ha rafforzato il legame con il territorio, promuovendo iniziative sociali e progetti a sostegno delle famiglie, della comunità locale e del non profit.

Nata a Spoleto nel 1939 come Pietro Coricelli Generali Alimentari, l’impresa non produceva e commercializzava solo olio, ma già selezionava le migliori materie prime del territorio. La svolta è arrivata negli anni 70, quando Giuseppe Antonio Coricelli, seconda generazione, supera i confini di Umbria, Lazio e Marche e punta ai mercati esteri. Oggi quella scelta la raccontano i numeri: il fatturato è passato da 116 milioni di euro nel 2018 ai 415 milioni nel 2024, con l’export che pesa per il 36% delle vendite, soprattutto negli Stati Uniti (dove recentemente il brand ha vinto, con il suo 100% Italiano Casa Coricelli, l’Italian food awards 2025 nella categoria dedicata al Fancy Food Show di New York), in Messico, Giappone e Belgio, ma nel mirino c’è anche il potenziamento delle rotte verso Canada, UK, Russia, Brasile, Corea e Olanda.
«Abbiamo investito molto in innovazione, sostenibilità e sulla valorizzazione dell’olio 100% italiano», dice Chiara Coricelli. «Queste scelte ci hanno permesso di crescere fortemente e di consolidare la nostra presenza sul mercato italiano e internazionale. Una data importante nella nostra storia è il 2005, quando con i miei fratelli ci siamo ritrovati in azienda e abbiamo deciso di spingere sull’export, riuscendo a registrare un’importante crescita di fatturato e volumi. Nel 2008 abbiamo acquistato il brand Cirio divisione Olii e Aceti, che ha permesso di consolidare il piano di crescita, segnando l’inizio di una nuova fase». A Spoleto, dove tutto è iniziato, oltre allo stabilimento, l’azienda Coricelli mantiene l’oliveto di famiglia dove si tramanda la tradizione dell’olio extra vergine di oliva.
310mila
Le bottiglie di olio evo immesse sul mercato nel 2024, a cui si sommano 3mila bottiglie di Dop Umbria
7
Le linee degli oli biologici o certificati da Veganok, primo e più diffuso marchio di qualità in Europa per prodotti vegani
6 milioni di euro
Gli investimenti sul sito di Spoleto per l’ampliamento dell’area di stoccaggio (4.200 tonnellate in più)
Cresce la quota di mercato, e gli accordi di filiera valorizzano il made in Italy

Il 2024 di Coricelli si è chiuso con un fatturato di 415 milioni di euro, un incremento del 25 % rispetto al 2023. In crescita anche i volumi, con oltre 62 milioni di litri venduti (+3,7%). L’azienda olearia di Spoleto (Pg) è presente sui mercati con i brand Pietro Coricelli e Olio Cirio (acquisito nel 2009) ed è guidata dal 2018 da Chiara Coricelli, presidente e a.d. Sotto la sua guida, l’azienda ha puntato su innovazione e sostenibilità, senza perdere di vista l’eredità tramandata da tre generazioni. A contribuire ai traguardi raggiunti è il risultato ottenuto sul mercato italiano dove, nonostante il comparto olio evo presenti volumi in leggero calo, Pietro Coricelli è cresciuta del 22% raggiungendo così una quota di mercato del 13,4% sul canale IT Iper e Super. L’azienda ha puntato sugli accordi di filiera per far rinascere il settore oleario made in Italy. Di recente ha siglato un accordo di lunga durata con l’organizzazione di produttori Aprol Umbria (Coldiretti), per portare sugli scaffali della Gdo l’olio certificato Dop Umbria.