Dal frutto riconosco l’albero, sosteneva Diogene il Cinico, il filosofo greco fondatore dell’omonima corrente filosofica. Osservando la qualità della frutta (con un particolare vocazione per quella esotica) e della verdura che Orsero distribuisce sui mercati europei (e non solo), e ??????di cui gestisce l’intera filiera (sourcing, trasporto marittimo, maturazione, distribuzione e marketing), si può affermare che l’albero del gruppo di Milano, con sede storica ad Albenga (Savona), quotato su Euronext Star a Piazza Affari, sia stato capace di resistere alle intemperie e crescere più vigoroso negli anni: chiuso positivamente il bilancio 2024, con ricavi netti per 1,57 miliardi, in aumento del 2% rispetto agli 1,54 dell’esercizio precedente, la previsione per il 2025 è di circa 1,7 miliardi fatturato, «con una crescita significativa in Italia, ma anche in Francia e Spagna», dichiara Raffaella Orsero, vicepresidente e ceo dell’azienda di famiglia fondata negli anni 40 dal nonno Antonio, un piccolo grossista di Magliolo. Lei, che rappresenta la terza generazione, dopo la gavetta in alcune aziende del gruppo si è ritrovata al ponto di comando nel 2006, in seguito alla scomparsa del padre Raffaello. Una successione forzata, ma vincente, che ha condotto la società di famiglia a diventare leader nel settore di riferimento nell’Europa mediterranea e alla quotazione nel 2017, uno dei pochi grandi gruppi ortofrutticoli quotati a livello globale.
Armatori, poiché proprietari di quattro delle cinque navi con cui importano frutta e verdura, dotati di una complessa rete logistica con oltre 20 centri di distribuzione presenti in tutta Europa, in cui sono stoccate, lavorate e refrigerate più di 860mila tonnellate di merce per un totale di circa 300 referenze, il gruppo serve circa 10mila clienti a partire dalle catene della Gdo, ma anche il canale tradizionale, grazie alla presenza in 37 stand situati nei principali ortomercati europei. Un settore, quest’ultimo, che continua a valere il 50% dei ricavi complessivi.
Negli anni Orsero ha aumentato significativamente i suoi investimenti. Dopo le acquisizioni delle francesi Blampin (80%) e Capexo (100%) all’inizio del 2023, il nuovo obiettivo è di un ulteriore balzo nella crescita del fatturato nella penisola Iberica, ma in cassa Orsero ha risorse anche per favorire la crescita in nuovi mercati, con un occhio di riguardo per l’espansione negli Stati Uniti. «Produciamo già in Messico e vendiamo circa 50 milioni di dollari di avocado negli Usa, dove stiamo esplorando attentamente opportunità di m&a che potrebbero concretizzarsi, con molta probabilità, nel 2026».
860mila
Le tonnellate di frutta e verdura, con un assortimento di oltre 300 referenze
1,7 miliardi di euro
Il fatturato atteso per il 2025, grazie a una crescita significativa in Italia, Francia e Spagna
10mila
I clienti raggiunti in tutta Europa grazie a una capillare presenza in tutti i segmenti di mercato, dalla Gdo al canale tradizionale
Una joint venture per crescere nel segmento dei frutti di bosco
Si chiama «I Frutti di Gil» ed è un progetto di filiera dedicato ai frutti di bosco. È il risultato della partnership tra Orsero, che detiene il 51%, e Cerchia Holding, di Matteo e Luca Molari, azienda specializzata nella selezione varietale e vivaismo di berries. Il sodalizio ha messo a fattor comune l’expertise delle due realtà: da una parte l’esperienza nel miglioramento varietale e nella propagazione vivaistica della famiglia Molari e dall’altra la forza commerciale e distributiva di Orsero. Una joint venture nata su solide basi. «Negli ultimi il segmento dei berries ha registrato un aumento del 55% a valore, ma c’è potenziale per crescere ancora», dichiara la ceo Orsero. «Il progetto ha compiuto il suo primo anno di vita e siamo soddisfatti dell’andamento: siamo presenti sui principali canali di vendita. Inoltre, abbiamo lanciato i primi progetti di prodotto a marchio per alcune delle più importanti Gdo del nostro Paese». Il prossimo passo? «Consolidare la nostra quota di mercato su questo segmento e diventare uno dei primi operatori su queste referenze».