Nuovi dati e approfondimenti dal 67° Congresso della Società americana di ematologia (Ash) che si è svolto recentemente a Orlando (Florida) confermano zanubrutinib di BeOne Medicines come inibitore preferenziale della tirosin-chinasi di Bruton (BTKi). “Al Congresso Ash 2025, sono stati presentati i nuovi dati del nostro franchise in Cll, che evidenziano sia la forza di zanubrutinib sia il potenziale di BGB-16673 – afferma Amit Agarwal, M.D., Ph.D., chief medical officer, Hematology, BeOne – I dati a lungo termine rappresentano il gold standard nella leucemia linfatica cronica e zanubrutinib continua a produrre gli importanti risultati in termini di duratura sopravvivenza libera da progressione che pazienti e medici richiedono ad un inibitore di Btk. Bgb-16673, il degradatore di Btk più avanzato nello sviluppo clinico con più di 800 pazienti trattati ad oggi, è un farmaco che rappresenta la potenziale nuova ondata di innovazione nelle terapie oncologiche ed è progettato per estendere la portata di questo meccanismo trasformativo ai pazienti affetti da leucemia linfatica cronica”.
Zanubrutinib continua a dimostrare un’efficacia a lungo termine senza precedenti con un profilo di sicurezza favorevole in più di sei anni di follow-up nei pazienti con Cll/Sll naïve al trattamento. In Sequoia (NCT03336333), uno studio globale di Fase 3 randomizzato, multicentrico, zanubrutinib ha mantenuto la superiorità nella sopravvivenza libera da progressione (Pfs) rispetto a bendamustina più rituximab (Br) con una Pfs stimata del 74% a 6 anni nei pazienti con Cll o con linfoma linfocitico a piccole cellule (Sll) naïve al trattamento rispetto al 32% con Br.
“Incremento dei linfociti, anemia, ingrossamento dei linfonodi, piastrinopenia sono i principali segnali della leucemia linfatica cronica, la più frequente fra le leucemie negli adulti nei paesi occidentali – afferma Paolo Ghia, direttore del Programma di ricerca strategica sulla Leucemia linfatica cronica all’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano e professore ordinario di Oncologia Medica all’Università Vita-Salute San Raffaele – Nel 2024, in Italia, sono stati stimati circa 2.750 nuovi casi. Una delle maggiori sfide nel trattamento dei pazienti, che in genere ricevono la diagnosi dopo i 70 anni e spesso presentano una o più comorbidità, è trovare opzioni terapeutiche efficaci a lungo termine e ben tollerate. Il follow-up esteso dello studio Sequoia rafforza le evidenze a favore dell’uso di zanubrutinib. I pazienti continuano a mostrare un controllo della malattia duraturo e una sicurezza consistente nei bracci dello studio, tra cui i sottotipi genetici di leucemia linfatica cronica più difficili da trattare”.
I nuovi dati relativi ai risultati riportati dai pazienti nella leucemia linfatica cronica recidivante refrattaria suggeriscono che zanubrutinib può offrire un profilo di effetti collaterali gestibile. I dati del follow-up a più di 6 anni confermano il ruolo fondamentale di zanubrutinib nei Cll/Sll come unico inibitore di Btk con Pfs duratura e benefici a lungo termine rispetto ad un altro inibitore Btk. Alpine (NCT03734016) è uno studio globale di Fase 3, randomizzato, in aperto, multicentrico per la valutazione di zanubrutinib rispetto a ibrutinib nei pazienti con Cll/Sll Rr che hanno ricevuto =1 precedenti terapie sistemiche.