Il Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha raccomandato per l’autorizzazione all’immissione in commercio nerandomilast di Boehringer Ingelheim per il trattamento degli adulti con fibrosi polmonare idiopatica (Ipf) e adulti con fibrosi polmonare progressiva (Ppf). Tale raccomandazione segna un passo importante verso la messa a disposizione del primo inibitore preferenziale della PDE4B per i pazienti affetti da queste malattie polmonari progressive e potenzialmente letali in tutta l’Unione Europea.
“Il parere positivo del Chmp su Jascayd riflette il crescente riconoscimento che un’efficacia significativa, insieme a un profilo di tollerabilità favorevole, è essenziale per consentire un trattamento prolungato nell’Ipf e nella Ppf. Ciò è fondamentale per rallentare i danni irreversibili e potenzialmente letali ai polmoni e per rispondere all’elevato bisogno insoddisfatto dei pazienti, la cui prognosi è peggiore di quella di molti tumori comuni – ha dichiarato Shashank Deshpande, chairman del Board of managing directors e head of Human pharma di Boehringer Ingelheim – Se approvato in UE, Jascayd® rappresenterebbe la prima nuova opzione terapeutica per la Ipf in Europa da oltre un decennio”.
Il parere positivo del Chmp è supportato dai risultati degli studi Fibroneertm, il più ampio programma di studi clinici sulla Ipf e sulla Ppf condotto finora. Entrambi gli studi di fase III, Fibroneertm-Ipf e Fibroneertm-Ild, hanno raggiunto l’endpoint primario, dimostrando che nerandomilast ha rallentato il declino della funzionalità polmonare, valutato in base alla variazione assoluta della capacità vitale forzata (Fvc, un parametro della funzionalità polmonare), dal basale alla settimana 52 rispetto al placebo.
Benché l’endpoint secondario principale non sia stato soddisfatto in nessuno dei due studi, è stata osservata una riduzione numerica della mortalità in entrambi, raggiungendo la significatività nominale nello studio Fibroneer-Ild.5 Nerandomilast ha dimostrato sicurezza e tollerabilità favorevoli, senza necessità di monitoraggio epatico. In monoterapia, ha evidenziato tassi di interruzione simili al placebo.
“I trattamenti attuali per la Ipf e la Ppf, compresi quelli per i pazienti in cui la Ppf è associata a malattie reumatiche autoimmuni sottostanti, hanno limitazioni ben note. Per questo è essenziale sviluppare terapie con nuovi meccanismi d’azione e migliori profili di tollerabilità per ottimizzare il modo in cui gestiamo queste malattie complesse", ha affermato Anna-Maria Hoffmann-Vold, professoressa di reumatologia presso l’Università di Zurigo e l’Ospedale universitario di Oslo e sperimentatore nel programma Fibroneertm.
"Negli studi Fibroneer – prosegue Anna-Maria Hoffmann-Vold – nerandomilast è stato ben tollerato e ha rallentato il declino della funzionalità polmonare, supportando il suo potenziale utilizzo a lungo termine. Questo è fondamentale in malattie come la IPF e la PPF, compresi i pazienti con una malattia reumatica autoimmune associata, che possono peggiorare improvvisamente e in modo imprevedibile. Mantenere la funzionalità polmonare più a lungo può quindi fare una differenza significativa nella pratica clinica”.
Insieme, la Ipf e la Ppf colpiscono più di 500 mila persone in tutta l’UE. Entrambe le malattie sono caratterizzate da una cicatrizzazione irreversibile del tessuto polmonare che peggiora nel tempo, limitando la capacità delle persone di respirare. Circa la metà delle persone a cui viene diagnosticata la Ipf o la Ppf perde la vita entro cinque anni una prognosi peggiore di quella di molti tumori.
Nonostante l’alto tasso di mortalità, molte persone ritardano l’inizio delle terapie esistenti a causa di effetti indesiderati come nausea, fotosensibilità e diarrea. Nello specifico, nella Ipf, circa la metà di coloro che interrompono le terapie lo fa entro sei mesi.
“Convivere con la fibrosi polmonare comporta un notevole carico emotivo. Questa malattia priva dell’indipendenza e l’impatto della perdita della capacità di svolgere semplici attività quotidiane, come fare la doccia, camminare per raggiungere la propria auto o riprendere fiato, è profondo – ha dichiarato John K. Solheim, presidente della European pulmonary fibrosis federation (EU-Pff) – Quando i pazienti si trovano di fronte a opzioni di trattamento che aggiungono effetti collaterali insopportabili a sintomi già gravosi, molti scelgono di ritardarne o interromperne l’assunzione. Un’opzione terapeutica per la Ipf e la Ppf che combini l’efficacia con un profilo con minori effetti indesiderati offre una reale speranza alle famiglie di tutta Europa”.