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A cura della redazione di Capital

Il futuro è il passato al presente, così il dna si mantiene green

Dal numero speciale di Capital dedicato agli imprenditori che proseguono e sviluppano il successo dei genitori: le nuove generazioni al timone di Monini

di Carlo Buonamico
12/12/2025 19:00

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Il futuro è il passato al presente, così il dna si mantiene green
I fratelli Zefferino e Maria Flora Monini

Per Monini, storica azienda olearia di Spoleto, tradizione e innovazione sono le due anime di un percorso lungo più di un secolo. Fondata nel 1920 da Zefferino Monini, la società è oggi guidata dai fratelli Maria Flora e Zefferino, terza generazione di una famiglia che ha fatto della qualità e del legame con il territorio la propria cifra distintiva.

Il futuro è il passato al presente, così il dna si mantiene green

Il passaggio generazionale, raccontano, è avvenuto in modo naturale. «Siamo cresciuti con la passione per il prodotto. Non è un lavoro, è qualcosa che fa parte del nostro dna», spiega Maria Flora Monini. Una passione ereditata fin da bambini e che ha permesso ai due fratelli di raccogliere il testimone dal padre Giuseppe con continuità e rispetto per le radici familiari. Per Maria Flora, tuttavia, l’ingresso in azienda non è stato immediato. «Da bambina dicevo sempre che non avrei mai lavorato in azienda», ricorda. In un contesto ancora tradizionale, dove l’erede naturale era il figlio maschio, il padre la coinvolse gradualmente, affidandole le aree più affini alla sua indole: i mercati esteri e la comunicazione. «Mi piaceva viaggiare, conoscere altre culture. Poi ho capito che anche in questo lavoro potevo esprimere la mia creatività».

Negli anni Novanta Monini avviò un importante rinnovamento della propria immagine, scegliendo di raccontarsi in modo più autentico. «Abbiamo voluto spiegare chi siamo e come lavoriamo. Molti pensano che Monini sia una multinazionale, ma restiamo un’azienda familiare, artigianale: ogni goccia d’olio è ancora assaggiata e selezionata da uno dei Monini».

Con l’arrivo della nuova generazione è cresciuta anche l’attenzione alla sostenibilità, oggi cardine della strategia aziendale. Nel 2020, in occasione del centenario, l’azienda ha lanciato un piano strutturato che ha coinvolto tutte le funzioni interne. Ricorda Monini: «Ci siamo accorti che facevamo già molte cose sostenibili: dal fotovoltaico alla gestione dell’acqua, fino ai progetti per le scuole. Forse è nella nostra indole, o nel luogo in cui viviamo, ma l’attenzione al territorio e all’ambiente è sempre stata parte di noi».

Anche sul fronte comunicativo, la dirigente ha difeso la coerenza del marchio, insistendo su una definizione diventata emblematica. «Ho sempre detto: il nostro claim “una spremuta di olive” non si tocca. Per anni ho battuto su questo concetto, e alla fine tutti hanno riconosciuto che avevo ragione. È il nostro modo di dire chi siamo». Oggi Monini guarda al futuro con la consapevolezza che l’azienda saprà farsi trovare preparata al prossimo passaggio generazionale. «Prima o poi avverrà», osserva l’imprenditrice, «ma per ora ci siamo ancora noi. E continuiamo a lavorare con la stessa passione di sempre. Il futuro? È il passato al presente. È guardare all’innovazione e alla modernità mantenendo le proprie tradizioni e continuando a essere noi stessi».

I numeri di Monini

257 milioni di euro

Il fatturato del 2024 (+33% rispetto al 2023)

23 milioni

I litri di olio extravergine d’oliva commercializzati

50%

La quota dei volumi prodotti che prende la via dell’export

Un bosco da un milione di olivi tra Toscana, Umbria e Puglia

Il futuro è il passato al presente, così il dna si mantiene greenIl futuro è il passato al presente, così il dna si mantiene green

Tra le aree di investimento più rilevanti e vero e proprio cuore della transizione verde dell’azienda, il progetto Bosco Monini sta raggiungendo con anticipo i target prefissati. Avviata nel 2020 con l’obiettivo di piantumare un milione di olivi entro il 2030, l’iniziativa ha già messo a dimora oltre 793mila alberi (dato a fine 2024) tra Umbria, Toscana e Puglia, per una superficie totale di 1.673 ettari di cui 654 dedicati agli oliveti, tutti coltivati secondo i principi dell’agricoltura biologica. Bosco Monini non solo valorizza
l’eccellenza olearia italiana, ma crea habitat ad alta biodiversità (solo gli olivi sono di 17 cultivar diverse), contribuendo attivamente al sequestro di CO2, alla lotta alla desertificazione e al miglioramento della fertilità dei suoli. 


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