È andato in onda su Urania TV (canale 260 del digitale terrestre) il secondo talk di ‘Viaggio nelle cronicità’, il progetto di Boehringer Ingelheim che dal 2023 dà voce ai 24 milioni di italiani che convivono con una o più malattie croniche. Il tema della puntata, il ruolo del medico di medicina generale (Mmg) nella presa in carico dei pazienti con malattia renale cronica (Mrc).
Ospiti in studio Gian Antonio Girelli, Commissione Affari sociali della Camera e promotore dell’Intergruppo parlamentare sulla prevenzione e riduzione del rischio; Massimo Morosetti, presidente Federazione italiana rene (Fir); Gaetano Piccinocchi, Giunta nazionale Società italiana di medicina generale (Simg); Annalisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva.
Tra le malattie cronico degenerative più diffuse al mondo e la più silente, la malattia renale cronica: si stima che oltre 4 milioni di persone nel nostro Paese convivano con una forma di danno renale cronico, spesso senza saperlo. L’aumento dei casi è strettamente legato alla diffusione di patologie come diabete, malattie cardiovascolari, ipertensione e obesità, che rappresentano i principali fattori di rischio.
Nelle fasi più avanzate, la malattia richiede terapie come la dialisi o il trapianto di rene. Solo in Italia, si contano circa 45 mila pazienti in dialisi per un costo complessivo pari al 2% dell’intero bilancio del Servizio Sanitario Nazionale. Sappiamo che una diagnosi tempestiva può cambiare radicalmente la storia clinica di questi pazienti e consentire di attivare strategie terapeutiche in grado di rallentare, e in alcuni casi invertire, la progressione della malattia, contribuendo a ridurre non solo la necessità di dialisi ma anche il rischio cardiovascolare strettamente correlato a questa condizione e, di conseguenza, le ospedalizzazioni e i costi per il sistema sanitario.
E, in tale contesto, diventa centrale il ruolo del medico di medicina generale che rappresenta il primo punto di contatto con il paziente e il presidio più immediato per intercettare i segnali precoci della malattia. A tal fine resta cruciale il dialogo tra tutti gli specialisti che deve necessariamente passare attraverso un approccio multidisciplinare.
Come ha sottolineato Massimo Morosetti “avere una malattia renale non significa solo essere destinati a dialisi o trapianto; il problema è che si muore di malattie cardiovascolari, perché avendo una malattia renale peggiora tutto il quadro; ma soprattutto, avere la malattia renale complica la gestione del paziente. Quindi è indispensabile individuare la malattia in una fase precoce, con una diagnostica estesa a tutto il territorio e intervenire precocemente con i farmaci che adesso si mettono a disposizione. Questi farmaci sono in grado non solo di rallentare di molto l’evoluzione della malattia, ma in molti casi proprio di fermarla”.
Purtroppo “per tutta la sua durata, la malattia renale cronica è asintomatica o può dare sintomi generici, come inappetenza, ma non è detto che questa si manifesti. Quindi, non è raro che il soggetto arrivi in una fase terminale senza saperlo. Quindi va cercata. La malattia renale va individuata con due semplici esami: dosaggio nel sangue della creatinina e un dosaggio sulle urine per cercare eventuale presenza di proteine nelle urine. Quindi, non è solo il destino che ci preoccupa, ma è la gestione quotidiana del paziente. Noi dobbiamo assolutamente migliorare, in fase precoce, e gestirli. Il dialogo costante e continuativo tra il medico di medicina generale e lo specialista è estremamente importante. Parliamo di una patologia cronica, che dura tutta la vita. Quindi, tutta la gestione della malattia renale cronica è in capo al Mmg, che deve però avere un interlocutore nefrologo, perché in tante situazioni la malattia si può scompensare e deve avere la possibilità di riferire il proprio paziente al nefrologo”.
“Il problema principale è che questa patologia è la logica conseguenza di altre patologie, come l’ipertensione, il diabete, le malattie cardiovascolari – spiega Gaetano Piccinocchi – Qual è l’atipicità? Che quando noi medici abbiamo un paziente diabetico o iperteso attuiamo tutto quel percorso finalizzato a quella patologia. L’obiettivo è quella patologia, trascurando che quella patologia è un fattore di rischio molto importante per la malattia renale cronica. Quindi, il paziente iperteso, anche ben trattato per l’ipertensione, e il paziente diabetico, anche ben trattato per il diabete, lentamente scivola verso la malattia renale cronica. I colleghi nefrologi spesso ci fanno osservare che noi inviamo tardivamente da loro questo paziente nefropatico, il che sotto certi aspetti è vero. Quello che va maggiormente stigmatizzato nei confronti della medicina territoriale e in genere, è quella di fare maggiore attenzione ai fattori di rischio, che poi sono la causa della malattia renale cronica."
"Indubbiamente – prosegue Piccinocchi – la formazione in ambito medico è fondamentale. Ma dobbiamo attenzionare il percorso informativo sulla formazione multidisciplinare. Tutti insieme dobbiamo avere questa consapevolezza di fare una diagnosi precoce: quindi non solo il Mmg, che sicuramente è la porta di accesso al servizio. La formazione deve essere una formazione multidisciplinare, cioè deve interessare anche quegli specialisti che vengono coinvolti dal Mmg per la gestione della patologia. Le nostre due società, infatti, dal 2026 attueranno un percorso formativo su tutto il territorio nazionale: abbiamo individuato Mmg e nefrologi che, dopo aver seguito un corso master, ognuno tornerà nelle proprie regioni di appartenenza e a cascata sui colleghi, coinvolgendo anche gli specialisti territoriali, faranno sì che questo concetto della malattia renale cronica, quindi della diagnosi precoce, sia il più diffuso”.
“Pochi giorni fa abbiamo presentato dei dati ricavati dalla voce diretta dai cittadini e delle cittadine e dalla voce dei presidenti di 102 associazioni di pazienti – spiega Annalisa Mandorino – Quella che i cittadini incontrano e ci segnalano come difficoltà, sia i cittadini che non fanno i conti con una malattia cronica, sia quelli affetti da una malattia cronica, è il problema dell'accesso. Cioè è come se la porta di accesso al servizio sanitario nazionale fosse quella più difficile da oltrepassare. Poi una volta entrati, spesso, nel flusso del servizio pubblico e seguiti dal proprio di medico di medicina generale, da uno specialista, dall'assistenza ospedaliera o territoriale, a seconda delle necessità, il servizio sanitario si rivela in buona qualità; ma all'inizio si fa proprio i conti con un percorso ad ostacoli. E quindi il tema della prevenzione stenta ad essere un tema ancora cruciale, nella percezione delle cittadine e dei cittadini."
"E poi stenta a trovare delle risposte efficaci una volta che invece i cittadini abbiano assunto consapevolezza della prevenzione, perché se so che devo prevenire delle malattie, ma ho difficoltà ad accedere a delle prestazioni, a degli screening, a dei controlli che sono funzionali alla prevenzione, ovviamente mi scoraggio e faccio un passo indietro. Quello di cui bisogna rendersi conto, proprio per la tipologia, sia demografica, con persone sempre più anziane con varie patologie concomitanti, e sia per le riflessioni di livello epidemiologico è che occorre un'ottica integrata, e quindi – è questa poi la cosa che più sottolineano le associazioni dei malati cronici – che preveda dei percorsi di prevenzione, percorsi di diagnosi e poi percorsi di terapia, di follow-up. E in questi percorsi la personalizzazione, quindi non a compartimenti stagni, ma anche la partecipazione del paziente in questi percorsi è indispensabile poi per garantirne l'efficacia. Quindi, su questo noi lavoriamo molto perché non si può considerare soltanto il paziente, come i pazienti non si lasciano considerare un destinatario delle cure, ma anche un soggetto attivo che deve partecipare poi al suo percorso appunto di prevenzione, di diagnosi, di terapia” conclude Mandorino.
“Grazie alla scienza e alla ricerca, abbiamo la possibilità di vivere più a lungo ma è inutile vivere di più e vivere male – commenta Gian Antonio Girelli – bisogna cercare anche di vivere bene e i costi devono essere sostenibili per poter garantire in maniera universale a tutti e a tutte la possibile cura. Ecco che allora fare una campagna di prevenzione è fondamentale. La prevenzione passa indubbiamente da un'educazione di stili di vita ma accanto a questa serve l'individuazione delle possibili platee per fare periodicamente degli screening che permettono di andare a intercettare immediatamente la patologia nel momento in cui si manifesta. E tutto questo vuol dire investire per permettere alla sanità di affrontare questa presa in carico. Proprio la settimana scorsa abbiamo approvato in Parlamento delle mozioni in cui chiediamo al Governo di chiedere all'Europa di liberare gli investimenti in prevenzione dei patti di stabilità, questo significa non solo consentire una migliore qualità della vita alle persone, ma anche risparmiare molto denaro in futuro in cura. C’è anche un grandissimo investimento sul personale: esiste una grandissima preparazione che ha bisogno di essere messa in circolo per imparare a lavorare insieme."
"Ma ci devono essere anche le condizioni per poterlo fare – prosegue Girelli – Perché molto si parla della figura del medico di medicina generale, ma chiediamoci in che condizioni spesso queste persone sono chiamate a curare. Noi abbiamo davanti delle potenzialità straordinarie, che davvero la ricerca, la scienza ci permettono, la stessa intelligenza artificiale applicata in maniera corretta alla medicina può darci delle soluzioni incredibili. Però la scommessa è metterla terra: oltre alla sinergia sanitaria serve una sinergia sociale, perché spesso e volentieri noi abbiamo anche la diagnosi precoce, abbiamo un'individuazione di una terapia efficace, però a volte la consegniamo a persone che sono fragili socialmente, che non è detto che in famiglia hanno chi si occupa di loro, non è detto che vivono in un contesto in cui c'è l'accompagnamento."
"Ecco che allora bisogna introdurre un terzo attore: il terzo settore o la rete dei servizi sociali del territorio, che sono i comuni, ma anche le farmacie che sono presenti sul territorio. Un patto di salute, insomma, che permetta di poter davvero accompagnare. Parliamo molte volte di investimenti quando parliamo di opere pubbliche e di spesa quando parliamo di persone. Parliamo invece di investimento sulle persone che forse rimane la spesa migliore che possiamo fare” conclude Girelli.
Tante le novità che dimostrano una crescente attenzione verso la malattia renale cronica sia a livello mondiale, che nazionale. Proprio quest’anno, infatti, l’Oms ha inserito la Mrc tra le malattie cronico-degenerative da sottolineare con importanza, suggerendo ai diversi governi di attivare iniziative in questo senso.
Il Ministero della Salute ha emanato un Ppdta, che, come ricorda Massimo Morosetti “non è il solito percorso diagnostico-terapeutico, ma c’è qui una ‘P’ in più, che sta per prevenzione. Per la prima volta esce un percorso del Ministero che mette in un documento ben preciso un progetto di prevenzione”. Infine, alla Camera è in discussione una Proposta di legge, a prima firma Mulè, redatta con il supporto della Fondazione italiana del rene, la Società italiana di nefrologia e Società dei medici di medicina generale, che ha proprio come obiettivo quello di istituire per Legge un percorso per la diagnosi precoce della Mrc e la presa in carico sinergica dei pazienti.
“Quindi – conclude Morosetti – per la prima volta, quest’anno in nefrologia siamo rinati per tanti motivi: abbiamo farmaci nuovi, ma soprattutto abbiamo un sistema legislativo che ci ha compreso, che ci ha capito. E quando questa legge ci sarà, ci saranno finanziamenti che ci permetteranno di evidenziare subito la malattia renale e quindi di fare prevenzione”.