È il 20 aprile 1934 e Luigi Lavazza, già 75enne, annota sul diario la traversata verso il Brasile a bordo del piroscafo Conte Biancamano. È un viaggio fisico e simbolico: il fondatore lascia la drogheria di Torino, aperta nel 1895, per dare forma a un sogno destinato a cambiare per sempre la storia del caffè. Mente da chimico e cuore artigiano, Luigi vuole creare miscele dal gusto costante, combinando varietà diverse per ottenere equilibrio e aroma. Con lui il caffè diventa un rito riconoscibile, una promessa di piacere quotidiano. Il Brasile lascerà anche un altro segno: alla vista di immense quantità di chicchi bruciati per eccesso di produzione, Luigi resta inorridito. «In un mondo che distrugge i beni della natura, io non ci sto»: è il suo proclama e il seme di un’etica che attraverserà le generazioni.

Anche l’innovazione accompagna fin da principio la sua visione. Nel 1922 Luigi acquista l’Eureka, macchina capace di tostare 12 chili di caffè per ciclo: un salto tecnologico che trasforma la drogheria in piccola industria. E poi introduce il Pergamin, carta oleata che conserva l’aroma, e vi appone per la prima volta il nome Lavazza. Negli anni Cinquanta e Sessanta, con Giuseppe e Pericle Lavazza, la torrefazione diventa industria e nasce il linguaggio della pubblicità. Dallo Studio Armando Testa arrivano claim memorabili come «La lattina è un’invenzione che al caffè dà protezione!», emblema di un’Italia che corre verso il futuro. Il confezionamento diventa arte: il caffè sigillato mantiene il profumo delle piantagioni e porta nelle case l’emozione del viaggio.
Con Emilio Lavazza, terza generazione, l’azienda compie la trasformazione in marchio globale. Negli anni Settanta il gelo che devasta le piantagioni brasiliane rivela la fragilità della filiera. Emilio ne fa un monito: il destino del caffè è legato a quello dei territori e delle persone che lo coltivano. Nel 2004 nasce la Fondazione Giuseppe e Pericle Lavazza Onlus, che promuove progetti di sviluppo sostenibile. Da lì prende vita ¡Tierra!, programma che unisce qualità, etica e fotografia d’autore, con Steve McCurry che racconta i volti dei coltivatori colombiani e peruviani.
Con Giuseppe Lavazza, quarta generazione, l’impresa entra nel XXI secolo come ambasciatrice dell’italianità sostenibile. L’azienda evolve da produttore a narratore di valori: nascono i calendari Lavazza dedicati agli Earth Defenders, ma anche l’iniziativa di Street Art TOward2030 – What are you doing? che diffonde i 17 obiettivi Onu con artisti come Ernest Zacharevic, autore del murale torinese sul Goal Zero: «Un monumento per una generazione che deve ancora venire». Oggi la Nuvola Lavazza, sede e simbolo del gruppo a Torino, incarna questo percorso: impresa, cultura e sostenibilità fuse in un unico ecosistema. Giuseppe guida da presidente un’azienda con ricavi oltre i 3 miliardi di euro e presenza in 140 Paesi, affiancato da Marco Lavazza come vicepresidente. Eppure, il filo che lo unisce alla visione di un uomo che, novant’anni fa, si rifiutò di distruggere la natura per il profitto, resta intatto e permea ancora il modo in cui si fa impresa in Lavazza.
1895
L’anno di nascita dell’azienda a Torino, fondata da Luigi Lavazza
3,35 miliardi di euro
Il fatturato del 2024 (+9,1% sul 2023), con una quota export del 70%
5.500
I dipendenti presenti in nove stabilimenti produttivi in cinque Paesi (Italia, Francia, Regno Unito, India e Brasile)
La torrefazione artigianale è diventata un gruppo globale

Fondata nel 1895 a Torino da Luigi Lavazza, l’azienda è oggi tra i principali produttori di caffè al mondo e simbolo dell’eccellenza italiana nel settore. Con oltre un secolo di storia, il gruppo Lavazza ha saputo unire radici familiari e cultura industriale, mantenendo una forte identità made in Italy e una visione internazionale. Oggi è presente in più di 140 Paesi e si colloca tra i leader globali del mercato del caffè, grazie a una strategia basata su innovazione, sostenibilità e qualità. La quarta generazione della famiglia, con Giuseppe Lavazza, presidente, Marco Lavazza alla vicepresidenza e Antonio Baravalle come ceo, guida un gruppo che continua a investire nella filiera sostenibile, nella digitalizzazione e nello sviluppo di nuovi prodotti, tra cui capsule compostabili e sistemi per il consumo fuori casa.