«Una mamma, dopo una fila estenuante, mentre noi chiudevamo, si è seduta a riposare con i suoi due bimbi e ha dato loro da bere i succhi di frutta che c’erano nei sacchetti che consegnavamo. Li ho raggiunti e le ho consegnato un altro sacchetto e ai bambini del cioccolato. Abbiamo sorriso insieme». Lo racconta sulla sua pagina facebook, Alessandro, giovane avvocato, sposato, padre di una bimba, che ogni sabato a Milano trascorre la mattinata a distribuire pasti a Pane Quotidiano.
L’ente, che esiste dal 1898, ha la missione di assistere chi in gran parte una casa ce l’ha, ma non riesce a soddisfare le minime esigenze alimentari per sè e per i propri familiari. Dal primo mattino, fino a mezzogiorno, lungo il marciapiede della circonvallazione esterna di Milano, dove ha sede Pane Quotidiano, si forma una lunga fila di persone bisognose. Una sabato dell’aprile corso si è toccato il triste record di 4200. «Il mio sogno è che un giorno, io e gli altri volontari, arriviamo qui e troviamo così poche persone da dover chiudere Pane Quotidiano.
Vorrebbe dire che dopo 120 anni non siamo più necessari». A dircelo è il presidente, Giulio Magistrelli, che nella vita è operatore finanziario, ma qui si rimbocca le maniche per gestire una struttura complessa che, a parte sette dipendenti, si regge su un piccolo esercito di volontari. Sotto il profilo economico e materiale, il contributo fondamentale viene dalle aziende di generi alimentari che ogni settimana forniscono gratis i prodotti necessari a comporre delle razioni sufficienti per coprire colazione, pranzo e cena, ma anche il contributo dei privati cittadini è significativo. «Quello che ci arriva dalla campagne del 5x1000 copra circa il 15% delle nostre spese, che tra ammortamento dei mezzi, spese di gestione, elettricità arriva ad alcune centinaia di migliaia di euro l’anno. Ma è soprattutto un segnale importante , nel momento in cui notiamo che è aumentato il numero dei donatori».
Assistere alla coda che dalle 7 del mattino si forma davanti a Pane Quotidiano, significa immergersi in una realtà che non è ancora di povertà assoluta, ma di stenti, di difficoltà estrema, di vita solo per un soffio ancora al di qua della marginalità. Sono tanti gli stranieri, mamme con bambini che ritirano pasti per i quali i proventi del lavoro del marito non basterebbero. «Ma sono tanti anche i pensionati», precisa Magistrelli. «Del resto, se facciamo un po’ di conti, noi distribuiamo razioni che hanno un valore approssimativo di trenta euro: se li moltiplichiamo anche solo per qualche giorno a settimana, risulta quasi l’equivalente dell’intera pensione. Che se ne va nelle altre spese domestiche. Quello che vorrei far notare è che si parla di una povertà che, seppur non ancora estrema, porta con sè un connotato molto rischioso: è nascosta, si consuma tra le mura domestiche e spesso non è nota nemmeno ai vicini di casa».
Per soddisfare circa un milione di passaggi l’anno, i volontari di Pane Quotidiano iniziano l’attività alle quattro del mattino, andando con i camion e furgoni dell’associazione a ritirare i cibo dai grandi distributori, per poi mettersi a organizzare le razioni e distribuire. Negli ultimi anni sono sempre più aumentati i giovani. «Il loro è un contributo importantissimo, perché porta la loro energia a contatto con persone che stanno perdendo la speranza, se non l’hanno già persa e ai giovani dà l’opportunità di avere consapevolezza di una realtà che altrimenti resterebbe nascosta i loro occhi». È anche grazie a loro, che poi raccontano a casa e tra amici l’esperienza, che a Pane Quotidiano accadono cose sorprendenti. «Capita che si fermi davanti all’ingresso magari la station wagon di una famiglia benestante con il baule pieno di confezioni di pasta. È Milano intera che ci aiuta e con noi aiuta sè stessa». Per contribuire con il proprio 5x1000 il c.f. da indicare è 80144330158.
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