Intelligenza artificiale e centralità dell’uomo. Sono stati questi i due assi portanti di Dedapulse 2026, l’evento organizzato da Dedagroup che ogni anno riunisce imprese, esperti e innovatori per interpretare l’evoluzione tecnologica.
L’edizione di quest’anno, intitolata Shape Your Future, Stay Human, ha visto la partecipazione di oltre 800 persone, 60 speaker nazionali e internazionali e 20 partner, confermandosi come uno dei principali momenti di confronto sul futuro digitale.
Al centro del dibattito, il nuovo equilibrio tra intelligenza artificiale, trasformazione digitale e valore umano: un equilibrio necessario per tradurre l’innovazione in impatto concreto per organizzazioni e imprese.
Ad aprire i lavori è stato Marco Podini, Presidente Esecutivo e CEO del gruppo, che ha sottolineato la responsabilità crescente dei leader nell’orientare l’uso dell’IA. La rivoluzione dell’intelligenza artificiale generativa, ha spiegato, segna un passaggio radicale: non più solo digitalizzazione dei processi, ma delega di parte del processo decisionale a sistemi avanzati.
Una trasformazione profonda che, come tutte le rivoluzioni, porta con sé opportunità e rischi. Il principale? Una possibile «deriva passiva», in cui le persone rinunciano a governare le decisioni. Per questo, il compito della leadership è guidare il cambiamento e promuovere un uso consapevole dell’IA come amplificatore delle capacità umane, non come sostituto.
Accanto a Podini, il confronto si è arricchito con le esperienze di Marco Landi, già Chief Operating Officer di Apple, e Renato Soru, fondatore di Tiscali e oggi alla guida di Istella. Entrambi hanno offerto una prospettiva storica sulle grandi rivoluzioni tecnologiche, evidenziando come quella dell’intelligenza artificiale sia diversa da tutte le precedenti.
Secondo Landi, l’IA è una rivoluzione «pervasiva»: entra in ogni settore, riduce i tempi di lavoro e accelera l’innovazione in modo trasversale. Non è più una tecnologia per pochi ambiti, ma una piattaforma universale. Da qui la necessità di investire nella formazione, a partire dalle scuole, per preparare le nuove generazioni a un contesto radicalmente diverso.
Soru ha invece posto l’accento sulle dinamiche economiche della rete, dove «chi vince prende tutto». L’ecosistema digitale tende infatti a concentrare valore e audience, favorendo la nascita di monopoli. Una riflessione che richiama la necessità di politiche più proattive per evitare squilibri e rafforzare la competitività europea.
In questo scenario, Dedagroup continua a investire in modo significativo nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, con oltre 50 milioni di euro nell’ultimo anno. L’IA viene interpretata come motore trasversale per l’evoluzione tecnologica e l’efficienza in diversi settori, dalla finanza alla moda, fino ai servizi pubblici.
A livello globale, i dati mostrano un’accelerazione senza precedenti. Secondo Forrester, il 78% delle aziende utilizza già strumenti di IA generativa e predittiva in produzione su larga scala. Non si tratta più di sperimentazione, ma di implementazione concreta. Parallelamente cresce l’attenzione verso il ROI, il Return on Investment: le imprese cercano sempre più di misurare il valore reale degli investimenti in IA.
Anche le strategie stanno cambiando: dall’efficienza operativa si passa alla resilienza. L’intelligenza artificiale non è più solo uno strumento per ridurre costi e ottimizzare processi, ma un supporto strategico per affrontare contesti complessi e instabili, come dimostrano le recenti crisi energetiche e geopolitiche.
In ambito industriale, questa evoluzione si traduce nella necessità di gestire supply chain sempre più articolate e vulnerabili. In settori come il fashion e il luxury retail, la capacità di interpretare i dati diventa una leva competitiva decisiva. È in questo contesto che nascono piattaforme AI-based come Stealth Cosmica, progettate per supportare decisioni data-driven e migliorare la resilienza operativa.
Un punto chiave emerso durante Dedapulse 2026 è la centralità del dato: senza una base informativa solida e affidabile, l’intelligenza artificiale non può generare valore. Gli algoritmi, per quanto avanzati, restano strumenti al servizio delle decisioni umane, che devono essere guidate da fiducia e consapevolezza.
Il settore bancario rappresenta un altro ambito in forte trasformazione. Dopo una fase di sperimentazione limitata a progetti pilota, si sta entrando in una nuova fase: l’integrazione strutturale dell’IA nei processi aziendali. Questo implica una revisione profonda dei modelli operativi, delle catene di processo e dei sistemi informativi, con un’automazione sempre più spinta.
In parallelo, cresce la complessità normativa. La sfida non è solo rispettare le regole, ma gestirne l’interconnessione. La compliance evolve verso un approccio integrato, capace di coniugare regolamentazione, gestione del rischio e velocità del business, diventando così un fattore abilitante per la competitività.
Anche la pubblica amministrazione è chiamata a un salto di qualità. L’obiettivo è costruire ecosistemi digitali interoperabili, capaci di valorizzare il patrimonio informativo pubblico e generare servizi più efficaci, inclusivi e misurabili. Non più semplice erogatore, ma regista di infrastrutture e servizi.
In questo percorso, il livello locale gioca un ruolo cruciale. Comuni, regioni ed enti territoriali rappresentano il punto di contatto diretto con cittadini e imprese, e sono chiamati a coordinare dati, processi e servizi in una logica integrata. La sfida è garantire continuità e impatto reale agli investimenti tecnologici, evitando che restino iniziative isolate.
Il cittadino, oggi, si aspetta servizi semplici, accessibili e immediati. Le tecnologie per realizzarli esistono già: ciò che serve è un cambiamento organizzativo e culturale, oltre alla capacità di collaborazione tra tutti gli attori coinvolti.
Dedapulse 2026 restituisce quindi un’immagine chiara: l’intelligenza artificiale non è solo una leva tecnologica, ma un fattore di trasformazione sistemica. La vera sfida non è adottarla, ma governarla. E, soprattutto, far sì che resti al servizio dell’uomo.