In Italia le nuove diagnosi di Hiv hanno raggiunto quota 2.379 nel 2024, mentre le persone che vivono con Hiv sono circa 150mila. Se ne parla nel corso della 18ª edizione di Icar – Italian conference on Aids and Antiviral research in corso a Catania. “I dati dell’Istituto Superiore di Sanità sulle nuove infezioni diagnosticate in Italia negli ultimi anni sono purtroppo stabili, nonostante l’incremento della Prep", sottolinea Cristina Mussini, presidente Società italania malattie infettive e tropicali (Simit).
"Questo dimostra che si è abbassata la percezione del rischio da parte della popolazione – prosegue Mussini – se ne parla poco e la malattia non fa più paura. Ma, anche se grazie ai progressi della medicina si è riusciti a cronicizzare l’infezione, è bene evitare di contagiarsi. C’è molto bisogno di fare prevenzione, che resta uno strumento fondamentale: informazione, educazione alla salute, accesso al test. L’educazione sessuale nelle scuole è importante contro tutte le malattie sessualmente trasmesse, che sono in aumento, in particolare fra i giovani. Bisogna ribadire che rapporti sessuali non protetti espongono al rischio di contrarre l’Hiv e altre malattie sessualmente trasmesse”. Eppure, si è ben lontani dal raggiungere i giovani e le attuali leggi allontanano ancor più questo obiettivo.
“Il tema degli adolescenti apre ulteriori criticità – dichiara Ilenia Pennini, co-presidente 18° Congresso Icar, responsabile nazionale Salute di Arcigay – Si tratta di persone in una fase di esplorazione, ma ciò che manca è un’adeguata educazione sessuo-affettiva. Da anni si lavora per promuoverla nelle scuole, anche attraverso attività Icar. Tuttavia, le possibilità di intervenire in questi contesti stanno diminuendo e la Legge Valditara rischia di limitare ulteriormente queste attività. Il consenso informato rappresenta un ulteriore ostacolo: se un giovane vive in un contesto familiare restrittivo o fortemente influenzato da pregiudizi, può trovarsi escluso dalla possibilità di partecipare a iniziative di informazione, di accedere a test e a strumenti di prevenzione. In questo modo si rischia di non raggiungere proprio le persone che ne avrebbero più bisogno".
"È fondamentale garantire un’informazione competente e basata su evidenze scientifiche – prosegue Pennini – evitando narrazioni che colpevolizzano le nuove generazioni. Gli adolescenti e i giovani adulti non sono necessariamente più esposti al rischio, ma spesso diventano il bersaglio principale del discorso pubblico sulle infezioni sessualmente trasmissibili. A questo si aggiunge un problema pratico: l’aumento del costo dei preservativi, che rappresentano uno strumento di prevenzione fondamentale e che dovrebbero essere distribuiti gratuitamente anziché diventare un investimento a carico dei singoli”.
“A livello globale, circa il 70-75% delle infezioni da Hiv si concentra in Africa, dove la trasmissione continua a essere elevata e coinvolge anche i neonati per trasmissione verticale, ovvero il passaggio del virus dalla madre al bambino", spiega Carlo Federico Perno, co-presidente 18° Congresso Icar, responsabile Unità di Microbiologia e Diagnostica di Immunologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in Roma.
"Grandi progressi sono stati fatti anche nei Paesi a risorse limitate, e per milioni di persone oggi c’è una terapia efficace, tuttavia, le strategie di cura sviluppate nei Paesi occidentali non sono ancora state pienamente applicate su larga scala in queste aree, dove il bisogno rimane enorme. Un’attenzione particolare va posta sugli adolescenti. Molti di loro sono i sopravvissuti a un’infezione acquisita alla nascita, considerando che circa il 50% dei bambini infettati con trasmissione verticale del virus muore entro i primi due anni di vita. Altri riescono a crescere convivendo con il virus. Una parte di adolescenti s’infetta durante rapporti sessuali molto precoci. Purtroppo, le persone di questa fascia d’età tendono ad aderire meno alla terapia, spesso perché manca la supervisione dei genitori che hanno perso a causa della malattia. E così la terapia che risulta molto efficace negli adulti, negli adolescenti è più difficile da gestire”.
“Dal punto di vista della prevenzione, l’attività sessuale precoce, non solo in Italia ma in molti Paesi, è spesso accompagnata da uno scarso uso di protezioni – continua Perno – L’utilizzo del preservativo e della profilassi pre-esposizione (Prep) è ancora insufficiente tra gli adolescenti. È quindi fondamentale intervenire anche sul piano sociale, concentrando l’attenzione su questa fascia di popolazione. Perché chi contrae l’infezione in giovane età, ad esempio a 14 anni, dovrà conviverci per tutta la vita. Così come il diamante di un vecchio spot tv “è per sempre”, lo è anche l’Hiv. Ecco perché dobbiamo evitare che le persone si infettino, poiché possiamo curarle ma non guarirle. La prevenzione vale sempre più della cura”.
“Il percorso di accesso al test Hiv per i minorenni richiede il consenso genitoriale, il che implica la necessità di affrontare apertamente temi legati alla sessualità in famiglia, cosa tutt’altro che semplice. Attualmente le alternative sono essere maggiorenni o avere il consenso dei genitori, ma questo aspetto è oggetto di discussione proprio nell’ambito della proposta D’Attis. Infine, emerge il tema della consapevolezza del proprio stato di salute. Quando una persona pensa di essersi esposta a un rischio ma non ha la possibilità di verificarlo, si genera uno stress continuo che può avere un impatto significativo sulla salute mentale. Questo è particolarmente rilevante in un periodo in cui la salute mentale dei giovani è già al centro dell’attenzione”, conclude Pennini.
Portare la prevenzione nelle scuole è la missione di RaccontArt, un’iniziativa di formazione e informazione sull’Hiv e le infezioni sessualmente trasmesse, rivolta agli alunni degli Istituti superiori. Giunto alla 12° edizione il Contest ha invitato gli studenti ad illustrare il loro punto di vista attraverso espressioni artistiche di libera scelta, come arti visive, audiovisive, fashion art, espressioni letterarie.
Icar, attraverso incontri formativi-informativi, ha fornito le basi scientifiche per la realizzazione delle opere. I giovani hanno risposto con interesse e partecipazione. Sono state realizzate 128 opere da 432 studenti di scuole da tutta Italia, 67 lavori sono arrivati in finale. Durante il Congresso di Catania la premiazione dei primi 3 classificati.
Dal 20 al 22 maggio si tiene a Catania la 18ª edizione di Icar – Italian conference on Aids and Antiviral research, appuntamento di riferimento per la comunità scientifica nazionale impegnata nella ricerca e nella gestione di Hiv-Aids, epatiti virali, infezioni sessualmente trasmesse e virus emergenti. Una sessione speciale è dedicata all’Hantavirus Andes.
Organizzato sotto l’egida della Simit – Società italiana di malattie infettive e tropicali, insieme alle principali società scientifiche dell’area infettivologica e virologica e al mondo della Community, il Congresso rappresenta uno spazio di confronto tra ricerca, pratica clinica, prevenzione e impegno sociale. A guidare questa edizione saranno il professor Paolo Maggi, il professor Giuseppe Nunnari, la dottoressa Ilenia Pennini, in rappresentanza delle associazioni di pazienti e del volontariato, e il professor Carlo Federico Perno. Presidente Icar è la professoressa Antonella Castagna, mentre la presidenza Simit è affidata alla professoressa Cristina Mussini.
“Embrace treatment, empower prevention, advance innovation” è il claim scelto per questa edizione del Congresso e il filo conduttore del programma scientifico. Una dichiarazione di intenti che richiama i tre pilastri fondamentali dell’impegno quotidiano contro le infezioni virali, prevenzione, terapia e ricerca, che sottolinea al tempo stesso il valore dell’alleanza tra comunità scientifica, clinici, ricercatori, associazioni e società civile, elemento centrale dell’esperienza Icar.