Tumore del polmone, un vero e proprio killer silenzioso. E lo confermano i numeri, veramente impressionanti: ogni anno, in Italia, colpisce circa 44 mila persone, causando quasi 36 mila decessi. La mortalità è ancora elevata perché spesso il tumore viene diagnosticato già in fase avanzata, quando le opzioni terapeutiche sono limitate e la sopravvivenza a 5 anni può essere inferiore al 10%. Se diagnosticato in fase precoce, però, il tasso di sopravvivenza a 5 anni per il tumore al polmone può superare il 90%.
L’ospedale San Camillo Forlanini di Roma da circa un anno, per volontà del direttore generale Angelo Aliquò e sotto la guida del professor Giuseppe Cardillo (nella foto), direttore dell’Unità Operativa Complessa di chirurgia toracica – in collaborazione con la Pneumologia oncologica e la Radiologia centrale – sta portando avanti un programma dedicato alla diagnosi precoce del tumore al polmone. Ai pazienti viene data la possibilità di sottoporsi a una Tc del torace a basso dosaggio, che secondo lo studio statunitense National lung screening trial ha dimostrato che ha ridotto la mortalità del 20% rispetto alle radiografie.
“Purtroppo, ogni quattro pazienti che vedo in ambulatorio solo uno è operabile – ci dice Cardillo – e questo perché arrivano quasi tutti in uno stato tardivo. Ci sono studi che dimostrano che se si identificano i soggetti a rischio – in questo caso i forti fumatori, perché il fumo di sigaretta è la causa del tumore al polmone nell'ottantacinque por cento dei maschi e nel settantacinque-ottanta per cento nelle donne – è possibile fare screening mirati e aumentare la possibilità di intervenire anche chirurgicamente, con un aumento importante della sopravvivenza”.
“I criteri più semplici sono quelli dell’età e dell’abitudine al fumo: sul sito del nostro ospedale abbiamo proposto una sorta di ‘calcolatore del rischio’ chiedendo al paziente quante sigarette fuma al giorno e da quanto tempo. A questo punto il sito calcola il livello di rischio e se il paziente è idoneo o meno alla visita pneumologica e, se il medico lo ritiene necessario, eseguire una Tac del torace di ultimissima generazione. Poi sarà il team composto da chirurgo toracico, radiologo, pneumologo e oncologo a decidere se intervenire o meno chirurgicamente.
“In soli dieci mesi ci sono stati oltre duemila accessi al nostro sito web e oltre 1.200 soggetti sono stati ritenuti idonei alla diagnosi precoce e allo screening: direi un risultato entusiasmante e, soprattutto, a costo zero!”
“Assolutamente sì. Ad esempio, grazie ai protocolli dell’Ia riusciamo a selezionare meglio i noduli e identificare in modo più accurato i pazienti su cui intervenire. E poi l’Ia si è rilevata utilissima per calcolare il rischio legato al fumo mixando i dati quantitativi con quelli delle abitudini dietetiche e della familiarità. Ma il nodo resta quello dello screening precoce: riuscire a intervenire su quello che chiamiamo ‘tumore in situ’ – quello che non ha superato la lamina basale, cioè il muro tra il tumore e l’invasività – significa non avere ancora metastasi. E in questo caso l’aspettativa di vita del paziente è al cento per cento. Diagnosi precoce, tumore in situ – o, come diciamo anche noi, minimamente invasivo – vuol dire guarigione al cento per cento. E questa è una cosa veramente sconvolgente”.