Taglio, giunteria, finissaggio, messa in posa della suola… Nei capannoni di Parabiago il tempo sembra essersi fermato al 1953, quando Renzo Rossetti iniziò a produrre scarpe sportive per i campioni di pattinaggio e ciclismo. «Capì in fretta che con quella tipologia non sarebbe andato lontano», scherza il figlio Diego, presidente del gruppo Fratelli Rossetti, seconda generazione a guida dell'azienda. «La sua intuizione di trasformare le scarpe da ciclismo, dalla suola morbidissima, in mocassini, fu il primo passo verso la costruzione di quella che è oggi l’azienda», afferma con una punta di orgoglio. In un mercato che offriva solo modelli con lacci e derby, rigorosamente di pelle nera o marrone, «mio padre iniziò a creare scarpe di qualità da abbinare agli abiti, entrando in contatto con il mondo dei sarti romani che sfilavano a Sanremo.

Da lì nacque l’idea di togliere i calzini ai modelli per valorizzare le scarpe foderate di tessuto», racconta il presidente. Come la storica Rossetti Yacht, ancora oggi presente in collezione quasi identica all’originale. Una rivoluzione di stille culminata nel 1968 con un masterpiece, il mocassino Brera dagli iconici fiocchetti. «Negli anni Settanta, le collaborazioni con grandi stilisti come Armani, Valentino, Pierre Cardin, Yves Saint Laurent, furono fondamentali per la nostra crescita». La seconda generazione, con i fratelli Diego, Luca e Dario è entrata in azienda tra la fine dei Settanta e gli Ottanta. All’attuale presidente si deve l’espansione internazionale del brand, iniziata al 601 di Madison Avenue, a New York.
Dopo 72 anni, i mocassini sono ancora il grande amore della Fratelli Rossetti, che vanta un organico di 300 persone, 30 boutique nel mondo e un fatturato 2024 di circa 48 milioni di euro. Ogni anno dalla sede di Parabiago escono oltre 400mila paia di scarpe, apprezzate anche da celebrità come Sylvester Stallone, Dustin Hoffman («fece shopping da solo nel negozio di New York insistendo per pagare»), Elton John e Tom Cruise. Con un solido passaggio generazionale, la famiglia ha vinto anche la sfida di rimanere indipendente, resistendo alle sirene dei colossi del lusso e preservando l’azienda per la terza generazione. «I nostri figli sono impegnati ad acquisire esperienze all’esterno, in modo da maturare una visione più ampia e garantire un impegno di lungo termine per l’azienda e la comunità in cui siamo armoniosamente inseriti».
1953
Anno della fondazione dell’azienda a Parabiago, in provincia di Milano
400mila
Le paia di scarpe prodotte ogni anno e vendute nelle 30 boutique monomarca in giro per il mondo
48 milioni di euro
Il fatturato 2024, allineato all’anno precedente ed equamente suddiviso tra mondo uomo e donna
Dna maschile, eleganza femminile

Correva l’anno 1971 quando l’azienda, partendo dal suo dna maschile, realizzò le prime calzature da donna. «Era il periodo della moda unisex: l’abbigliamento maschile attingeva da quello femminile e quello femminile si uniformava a quello maschile», spiega Diego Rossetti. «Alcuni pensarono che il nostro fosse un passo azzardato, ma realizzare i nostri modelli più venduti per le donne alla lunga si è rivelato vincente». Così le icone che hanno segnato la storia del brand, in primis Brera, Hobo e Dandy, sono state declinate al femminile diventando distintive di uno stile mannish, «il look a la garçonne dal connotato seducente scelto da donne forti e determinate».