Il viaggio sensoriale che conduce alla soglia dell'ufficio di Niccolò Branca, presidente e a.d. del gruppo Branca, rimanda ai profumi e ai colori delle spezie di quattro continenti. «Agarico, china, genziana, arancia amara, aloe, curacao... sono alcune delle 27 erbe del nostro Fernet-Branca», elenca il il pro-pro-pro nipote di Bernardino Branca, il farmacista che nel 1845 creò la formula tutt'ora segretissima dell'etichetta principale e più famosa dell'azienda. Una bevanda che quest’an-no ha compiuto 180 anni e oggi è protagonista nei bar del mondo, nelle mani di una nuova generazione di bartender e appassionati. L’anniversario è stato festeggiato lo scorso 12 novembre all’interno della seconda edizione del World Amaro Day, evento trasformato in un racconto collettivo di passione, impresa e storia. «Nella nostra famiglia s'è sempre osato», afferma con una punta di orgoglio il presidente e a.d., «come vuole il nostro motto, “Novare serbando”, innovare conservando».

Il dna aziendale è custodito nella fabbrica di via Resegone 2, a Milano, dove ci sono le cantine, le linee di imbottigliamento e l’avveniristico laboratorio che si occupa del controllo qualità e della messa a punto dei prodotti del futuro. «Oltre 500 botti di rovere per la maturazione, compresa la Botte Madre dello Stravecchio Branca, il nostro brandy, tra le più grandi d’Europa». Si chiama MagnaMater ed è un monumento di 6 metri di altezza per altrettanti di larghezza, capace di 83mila litri di distillati.
A Niccolò, che incarna la quinta generazione, si deve l’espansione internazionale del brand. La consapevolezza di essere un tutt’uno con l’azienda di famiglia è arrivata, però, dopo uno stop. «Ero già in Branca, ma avvertivo il bisogno di fare nuove esperienze. Così, nel 1989 ho iniziato a lavorare in ambiti diversi: finanza, editoria, ricerca umanistica. Sempre coltivando un’idea di cammino interiore». Un percorso che gli ha fatto capire di essere un imprenditore. «Nel 1999 sono tornato in azienda e ho rifondato il gruppo con Branca International». Diventata la holding di famiglia, controlla Fratelli Branca Distillerie, l’argentina F.lli Branca Destilerías e Branca Usa, guidata da Edoardo, figlio di Niccolò e sesta generazione, laurea in Economia, master ad Harvard, un trascorso in Mediobanca. Il passaggio generazionale? C’è tempo. «Ai figli bisogna insegnare come controllare e indirizzare. Devono essere i custodi, fare in modo che la filosofia aziendale non sia stravolta, ma non bisogna pretendere che prendano le redini. Se ne sono attratti bene, altrimenti è opportuno rivolgersi a manager esterni».
180
Gli anni di attività dell’azienda celebrati lo scorso novembre
355 milioni di euro
Il fatturato nel 2024, con un utile di 76,2 milioni
84mila
Le tonnellate di prodotto imbottigliato ogni anno
Il volo dell’aquila tra Sudamerica, Usa e Oriente

L’aquila di Branca che sovrasta il mondo, il marchio simbolo creato da Leopoldo Metlicovitz nel 1895, rappresenta un gruppo che produce spirit presenti in nove categorie merceologiche (a quelli tradizionali si sono aggiunti Candolini, Carpano, Punt e Mes e Caffè Borghetti con le acquisizioni avvenute nel corso degli anni) per 80 milioni di bottiglie l’anno, un fatturato 2023 di oltre 355 milioni di euro, un export dell’80% sviluppato in 160 Paesi, ed è capace di competere con i big del settore continuando a crescere soprattutto all’estero. «Il nostro mercato principale è rappresentato dall’Argentina, dove esiste da tempo la seconda azienda della società. Poi Italia, Stati Uniti, Germania, Austria e Francia», elenca Niccolò Branca. Proprio in Argentina, le ricette segrete del Fernet-Branca e della Coca-Cola hanno dato vita al Fernandito, divenuta una bevanda nazionale. L’intenzione, adesso, è portare il Fernet e le etichette Branca alla conquista di Asia, Africa, Cina, Giappone, Vietnam, India e Australia.