Quasi dieci anni fa, scrivendo l’introduzione al rapporto di Responsabilità Sociale, Giovanni Ferrero sintetizzava così il «modo Ferrero di fare le cose: l’amore per le cose fatte bene, il rispetto e la dedizione per i nostri consumatori, la cura costante della qualità, oltre a una straordinaria creatività. Questo è il dna della nostra azienda di famiglia». A maggior ragione oggi, questo radicamento al territorio e ai valori fondanti è quello che consente all’azienda, che ha dato nuova dimensione alla definizione di multinazionale familiare, di allargare sempre di più i contorni del proprio ecosistema senza perdere il baricentro, che resta ad Alba, dove tutto è cominciato.
A Pietro Ferrero, che per primo avviò negli anni Quaranta un laboratorio di golosità e, successivamente, la prima produzione industriale, si deve la felice intuizione di scommettere su una delle maggiori ricchezze del territorio, le nocciole. Con il fratello Giovanni, ma soprattutto con il nipote Michele, che ne prese il testimone nel 1957, Ferrero conosce il suo grande sviluppo, inventa i suoi prodotti più amati e diviene un brand noto in tutto il mondo. Entrato nel 1997 nell’impresa di famiglia, Giovanni Ferrero, figlio minore di Michele, ha prima condiviso il ruolo di ceo con il fratello Pietro e poi, come amministratore unico e, dal 2017, come presidente esecutivo, ha moltiplicato i fatturati ampliando sia i mercati che i segmenti di competenza, portandolo a disegnare i nuovi confini di una global company e avviando, anche attraverso il veicolo finanziario della CTH Invest, la stagione delle m&a.

Alla prima storica «branded company» acquisita, la britannica Thorntons, nel 2015, ne sono seguite molte altre, fino ad arrivare, pochi mesi fa, a quella di WK Kellogg Co. che, con i suoi 2,7 miliardi di dollari di fatturato, diventa uno degli asset più preziosi nel portafoglio del gruppo italiano. Tradizione e innovazione si accompagnano anche in questa nuova crescita impetuosa e strategica in nuovi mercati, consolidando il footprint globale dell'intero ecosistema Ferrero ad oltre 60mila dipendenti nel mondo e più di 60 stabilimenti produttivi. «Se dovessi trovare una metafora», scriveva ancora Giovanni Ferrero, «direi che la tradizione è come un arco. Più riusciamo a tendere indietro la corda, più riusciamo a scagliare in avanti la freccia della modernità, della visione, dell’innovazione».
Di proverbiale riservatezza, Giovanni Ferrero è sposato con Paola Rossi e ha due figli, Bernardo e Michele. Troppo giovani ancora per interrogarsi sul loro prossimo eventuale coinvolgimento in azienda. Quello che è certo è che le dimensioni del gruppo quasi certamente li porteranno lontani, ma sempre vicini ad Alba.
1946
L’anno di nascita della Ferrero, ad Alba (Cn)
170
I Paesi nei quali sono presenti i prodotti a marchio Ferrero
25 miliardi di euro
La stima del giro d’affari dell’ecosistema Ferrero a seguito dell'acquisizione di Kellogg
La stagione delle acquisizioni ha dato all’ecosistema Ferrero dimensioni globali

Per molti resta l’azienda della Nutella, dell’Estathé e del cioccolato Kinder. Eppure, soprattutto negli ultimi dieci anni, l’ecosistema formato da Ferrero International e dalla holding CTH Invest, controllata da Giovanni Ferrero, si è trasformato in una multinazionale sempre più globale che ha diversificato in molti segmenti del food&beverage, dai biscotti ai gelati, fino alle barrette proteiche, conducendo un'imponente campagna di M&A principalmente negli Stati Uniti. Ferrero International, con un fatturato consolidato al 31 agosto 2024 di 18,4 miliardi di euro, è il terzo gruppo a livello mondiale nel mercato del chocolate confectionery, il secondo produttore al mondo di biscotti dolci e i suoi prodotti sono venduti in oltre 170 paesi. La holding CTH Invest, che ha sede vicino a Bruxelles e ha in pancia le acquisizioni più importanti effettuate dal gruppo, ha approvato il 31 agosto il primo bilancio consolidato segnando 3 miliardi di ricavi.