Esempio, ascolto, persone, fiducia. Nessun termine tratto dal vocabolario della grande finanza, nessun tecnicismo operativo, nessuna traccia dell’enfasi da manuale del motivatore aziendale. Ascoltando le riflessioni di Massimo Doris, amministratore delegato di Banca Mediolanum, e della sorella Sara, vicepresidente di Banca Mediolanum e presidente di Fondazione Mediolanum, sull’eredità valoriale che il padre Ennio e la madre Lina hanno trasmesso alla «seconda generazione», oggi alla guida del gruppo, emergono solo termini che gravitano nella sfera emotiva, personale, familiare. Si parla di valori, dunque, più che di produzione di valore, inteso come quello misurabile in euro e rendimenti. Un lascito, proprio per questo, destinato a garantire un passaggio generazionale pianificato, armonico e positivo (come dicono anche i numeri di crescita) quale è stato quello tra il fondatore e i figli, cresciuti mentre anche l’azienda cresceva, quasi come una terza sorella, nei discorsi e nei pensieri condivisi anche al di là degli orari d’ufficio. Ma, soprattutto, un lascito destinato a durare, un’assicurazione sul futuro e sulle generazioni future. Ed ecco forse spiegata la cura con la quale Massimo e Sara maneggiano questi termini, consapevoli che, proprio qui, è racchiusa la «cultura aziendale», la chiave del successo, il modello da seguire per fare onore e, anzi, moltiplicare quel che hanno ricevuto dai loro genitori.

Partiamo dal tema di copertina di questo numero di Capital: «Figli che onorano i padri e le madri». Qual è, da quando siete alla guida dell'azienda, la decisione, il progetto, l'idea di cui vostro padre è stato o sarebbe stato più orgoglioso?
Sara Doris. Credo che ciò che avrebbe reso più orgoglioso mio padre non sia una singola decisione, ma la fedeltà alla sua idea semplice e allo stesso tempo rivoluzionaria: mettere la persona al centro, sempre. Credo che la sua soddisfazione più grande sarebbe vedere come mio fratello Massimo e io stiamo portando avanti la sua visione senza tradirla, ma facendola evolvere. Ogni iniziativa che ha avuto al centro la persona, che si tratti di un cliente, un collaboratore o un family banker, è ciò che più lo avrebbe reso fiero. In particolare, il rafforzamento della nostra cultura aziendale, basata su relazione fiduciaria e consulenza autentica.
Il vostro è stato un buon modello di passaggio generazionale, con un progressivo coinvolgimento all'interno delle dinamiche e visioni aziendali. Quali erano le sensazioni, le preoccupazioni o anche i sogni durante il periodo di passaggio di testimone? Che tipo di rapporto si era instaurato tra voi figli e vostro padre?
Massimo Doris. Nel passaggio del testimone convivono sempre entusiasmo e responsabilità; tuttavia, quando nel 2008 ho assunto il ruolo di amministratore delegato di Banca Mediolanum, sapevo di non essere solo, ma di poter contare, da un lato, sul privilegio di avere imparato osservando da vicino colui che ha creato una realtà così solida; dall’altro, sulla consapevolezza di godere della sua stima incondizionata. Il rapporto con nostro padre è sempre stato basato sull’esempio e sull’ascolto. Da lui non è mai arrivata alcuna imposizione, ma il suo modello è stata una guida costante. Ci ha insegnato ad avere rispetto per ciò che esisteva e, allo stesso tempo, il coraggio di portare qualcosa di nuovo, purché coerente con i valori originari.
Per un figlio che raccoglie il testimone di una realtà così grande e complessa, qual è il primo pensiero quando ci si trova ad averne il comando: dare continuità, o portare cambiamento?
Massimo Doris. La vera sfida che sento di condividere non è scegliere tra continuità e innovazione, ma saperle integrare. La continuità riguarda i valori, la visione e la centralità delle persone. Il cambiamento riguarda gli strumenti, i processi e la capacità di leggere il futuro. L’innovazione funziona solo quando rimane radicata in una cultura forte; quando non è motivata dalle mode del momento ma è orientata a migliorare la vita delle persone, non solo dei clienti, oltre che il lavoro delle persone che collaborano con noi. Per questo continueremo a investire tantissimo in tecnologia, sarebbe anacronistico non farlo, ma investiremo sempre di più nelle persone e nella loro formazione.

Banca Mediolanum fin dalle origini ha scelto un tipo di comunicazione molto «familiare». Essere con voi è come entrare in una grande famiglia, in un cerchio che ti abbraccia e protegge. Come si proietta questo valore della relazione in quello che è il business e le scelte di business?
Massimo Doris. La relazione con il cliente rappresenta un elemento cardine del nostro business. Nel nostro settore la fiducia costituisce il presupposto essenziale per una gestione efficace del risparmio e degli investimenti. Un rapporto diretto e personalizzato consente di comprendere in modo approfondito le esigenze del cliente e di offrirgli soluzioni adeguate e sostenibili nel tempo. La forte centralità della relazione favorisce la fidelizzazione, rafforza la reputazione dell’istituto e differenzia la nostra Banca rispetto agli altri modelli di business. E questo è anche il cuore della nostra comunicazione pubblicitaria: quando mio padre, nei primissimi anni Duemila, scelse di essere il volto di una banca senza sportelli lo fece proprio perché i clienti sapessero a chi stavano accordando la propria fiducia. Prima mio padre e dal 2014 io, abbiamo dato «un volto» al concetto di relazione, abbiamo reso tangibile ciò che è astratto, diventando i testimoni della credibilità della banca e dei suoi valori coerenti nel tempo.
Proviamo a fare un salto in avanti, e guardare alla terza generazione. Qual è il valore principale che avete ricevuto, e che ritenete fondamentale trasferire a chi, figli o figlie, raccoglierà il testimone da voi?

Sara Doris. Il valore più importante che possiamo trasferire alle prossime generazioni è il patrimonio di conoscenze, di esperienza e di scelte consapevoli che sappia insegnare a guardare avanti con responsabilità e curiosità. Credo che lasciare un’impronta positiva significhi accompagnare chi verrà dopo di noi a comprendere il significato delle proprie azioni, a coltivare relazioni autentiche e a mettere al centro il rispetto per il mondo, le persone, le risorse, e offrire strumenti concreti per costruire un futuro più solido e sostenibile. In definitiva, il vero valore che possiamo lasciare non si misura in numeri o beni, ma nella capacità di ispirare, guidare e far crescere chi ci segue, affinché possa a sua volta generare valore e significato nella propria vita e in quella degli altri.
2008
L’anno in cui Massimo Doris ha assunto il ruolo di amministratore delegato di Banca Mediolanum
726 milioni di euro
L’utile netto dei primi nove mesi del 2025, chiusi in crescita per tutti i principali indicatori economici
6.682
Il numero dei family banker, fattore chiave del successo di Banca Mediolanum, in forza alla società al 30 settembre 2025
Un’idea che ha rivoluzionato il modo di fare banca
Quella di Banca Mediolanum è una storia, per molti versi unica, avviata nel 1997 da Ennio Doris, imprenditore visionario deciso a far cadere le barriere tra società finanziarie, banche e assicurazioni. Prima banca nativa senza sportelli, Banca Mediolanum ha contribuito alla diffusione della cultura digitale e finanziaria in Italia. I risultati testimoniano il successo di una formula che ha cambiato il settore.
«I risultati dei primi nove mesi del 2025 confermano la solidità e la sostenibilità del nostro percorso di crescita», afferma l’a.d. Massimo Doris. L’utile netto è salito a 726 milioni di euro (+8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno). Il margine di contribuzione ammonta a 1,55 miliardi di euro (+5%), così come il margine operativo, pari a 891,4 milioni. Al 30 settembre il numero di family banker era pari a 6.682, in crescita del 4%, mentre il totale dei clienti bancari si attestava a 2 milioni e 4mila, il 4% in più rispetto al 31 dicembre 2024.