La Società italiana di medicina estetica (Sime) continua a distinguersi in un panorama globale sempre più affollato e spesso dominato dal marketing. A raccontarlo alla viglia della 47° edizione del congresso annuale della Sime è il suo presidente, il professor Emanuele Bartoletti (nella foto), che descrive un congresso in crescita costante nei numeri e nella qualità, capace di attirare specialisti da tutto il mondo proprio grazie a un’impostazione meno commerciale e più ancorata alla solidità scientifica.
Il punto di partenza, spiega, è culturale prima ancora che tecnico: in Italia la medicina estetica si fonda su prevenzione e diagnosi. “Non si può programmare un trattamento senza aver prima capito davvero il paziente”, sottolinea. Un approccio che all’estero non è ancora così diffuso e che rappresenta uno dei tratti distintivi della scuola italiana.
E il congresso della Sime riflette questa impostazione: sempre più collaborazioni internazionali, fino a dodici ore di sessioni in parallelo, e un confronto serrato su temi caldi. Tra questi, le tossine botuliniche, protagoniste di una tavola rotonda che promette domande scomode e risposte basate su dati reali. L’obiettivo è chiaro: verificare sicurezza ed efficacia delle nuove indicazioni, senza cedere a semplificazioni.Grande spazio anche all’ecografia, diventata negli ultimi anni uno strumento cruciale per aumentare la precisione e ridurre i rischi.
Iniettare un filler nel punto sbagliato, infatti, può avere conseguenze serie, fino alla necrosi dei tessuti. L’imaging consente non solo di prevenire, ma anche di intervenire meglio in caso di complicanze, ricostruendo cosa è stato fatto in passato. Un tema che si lega a un problema ancora diffuso: molti pazienti non sanno quale filler sia stato utilizzato su di loro, mentre dovrebbero ricevere sempre una documentazione completa.
Tra innovazione e prudenza, si parlerà anche di medicina rigenerativa, esosomi, terapia ormonale e nutraceutica. Non mancheranno i confronti ‘sul ring’, come quello tra esosomi e secretomi o quello sugli ormoni bioidentici, per capire cosa c’è davvero di scientificamente fondato dietro le nuove tendenze.
Ma il congresso non si limita alla tecnica. C’è un’attenzione crescente alla sostenibilità dei trattamenti e alla qualità della comunicazione, soprattutto sui social. “Negli ultimi anni – denuncia Bartoletti – si è assistito a una deriva pericolosa: contenuti sensazionalistici, promesse facili, medici trasformati in influencer. Da qui la proposta di certificare una comunicazione corretta, basata su evidenze e non su slogan”.
Resta centrale anche il tema della sicurezza: dall’abuso di filler – che rischia di produrre visi tutti uguali e aumentare gli effetti collaterali – fino alle nuove terapie endovenose e all’ozonoterapia, per le quali si cercano conferme solide nella letteratura scientifica. Non manca, infine, uno sguardo più ampio sul ruolo sociale della disciplina.
Dalla collaborazione con la Lilt per il supporto ai pazienti oncologici, fino all’attenzione per condizioni come l’andropausa, la medicina estetica prova a ridefinirsi come parte integrante di un percorso di cura e benessere. E il messaggio che emerge è netto: la bellezza non può essere improvvisata. Servono studio, metodo e soprattutto responsabilità. In un settore dove l’offerta cresce rapidamente, la vera sfida è mantenere alta la qualità. Senza cedere alle scorciatoie.