Zoccolificio. È l’insegna che si distingue nello sgranato delle foto in bianco e nero (siamo a inizio 900) che ritraggono la piccola bottega artigiana di Castel d’Ario, tra Mantova e Verona, da dove questa storia ha mosso i suoi primi passi fin dal 1820 e ha camminato attraverso guerre, rivoluzioni industriali, globalizzazione e ritorno della manifattura consapevole, mantenendo intatta la propria identità fino a Fabio Travenzoli, sesta generazione della famiglia, oggi alla guida del calzaturificio Astorflex: «Il nostro lavoro è una maratona, non uno sprint», racconta: «La forza sta nella continuità, nella qualità e nella capacità di innovare senza tradire la nostra storia».

L’azienda nasce come piccola bottega artigiana specializzata in calzature da lavoro e da campagna, ma già con un’intuizione: costruire scarpe solide, comode e resistenti, in un’epoca in cui comodità e qualità non erano ancora sinonimo di stile. Da lì si apre un percorso lungo 200 anni, che porterà Astorflex ad affermarsi come uno dei marchi di riferimento nel mondo della calzatura naturale e sostenibile. Quando nel 1984 Fabio Travenzoli assume la guida dell’azienda, il mercato sta cambiando rapidamente: la pressione sui costi aumenta, il modello produttivo fast prende piede, la delocalizzazione è la regola. Ma la sua visione è chiara: «La vera leva strategica non è produrre di più, ma produrre meglio. La qualità non si improvvisa: richiede tempo, esperienza e un legame autentico con il territorio».
La scommessa col passare degli anni si rivelerà vincente. Travenzoli investe in lavorazioni naturali, pellami certificati, colle a base d’acqua, suole in crépe naturale e un approccio alla sostenibilità che precede di decenni il dibattito attuale. Astorflex sviluppa una filiera corta e tracciabile, lavora con concerie europee selezionate, mantiene il ciclo produttivo all’interno del distretto mantovano e reinventa l’idea di calzatura casual made in Italy.
La produzione oggi avviene ancora nella storica sede di Castel D’Ario, dove le generazioni precedenti tagliavano, cucivano e montavano tomaie. Sono cambiate le tecnologie, sono aumentate le certificazioni, c’è più attenzione al design e alla sostenibilità, ma la logica di fondo resta identica. «Non siamo interessati a fare numeri da industria. Preferiamo fare bene poche cose, ma farle davvero bene», ribadisce Travenzoli. È un principio semplice, ma che richiede coerenza e rigore, soprattutto in un settore dove la pressione a correre è fortissima. Ma solo facendo i passi giusti si arriva lontano.
1820
L’anno in cui apre le insegne a Castel d'Ario (Mantova) la bottega dei Travenzoli, allora uno zoccolificio
7
Le generazioni di famiglia che attraverso ormai tre secoli hanno accompagnato l’evoluzione dell’impresa
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I passaggi di lavorazione necessari per la realizzazione di una scarpa artigianale
Il segreto della cucitura che fa la differenza

Le origini del calzaturificio Astorflex risalgono al 1820, nella piccola città di Castel d'Ario, presso Mantova, dove ancora oggi si trovano gli stabilimenti aziendali, ed è sempre rimasto di proprietà della famiglia Travenzoli. In origine, produceva calzature fatte a mano e suole in legno, per gli usi in campagna. Dopo la prima guerra mondiale, con l’avvio dell'industrializzazione, la piccola azienda Fratelli Travenzoli iniziò a produrre più tipi di calzature utilizzando il metodo «ideale» (cucitura esterna lungo la suola), lo stesso metodo che ancora oggi viene impiegato come base nella maggior parte delle scarpe del marchio, insieme alla cucitura a guardolo. L’attuale proprietario e a.d., Fabio Travenzoli, è entrato in azienda nel 1984. Lavorazioni manuali, controllo diretto di ogni fase, prodotti che respirano tradizione e contemporaneità continuano a essere gli elementi distintivi del brand. Da qualche anno anche il figlio Giulio, settima generazione, è nell’organico dell’azienda.