Un filo che non si è mai spezzato, teso tra tradizione e futuro, tra il saper fare di un’impresa nata nel cuore della Val Seriana e la visione di un gruppo che oggi veste il mondo. «Siamo un’azienda che ha saputo attraversare quasi centocinquant’anni senza mai smarrire la propria identità», racconta Stefano Albini, presidente di Albini. «Ogni generazione ha aggiunto un tassello, senza strappi, ma con la capacità di leggere i tempi e trasformarsi».
Fondata nel 1876 ad Albino (Bergamo) da Zaffiro Borgomanero, oggi l’azienda continua a innovare, «in particolare sui colori, sempre meno derivanti da processi chimici e sempre più naturali». spiega Albini. Colori che nascono da batteri coltivati in vitro, dall’acqua di bollitura del riso nero, dalla ruggine degli scarti industriali, dalle foglie di una pianta americana. «Tutto questo è avvenuto a partire dal 2019 grazie ad Albini_next, il think tank che abbiamo costruito dentro al Kilometro Rosso di Bergamo».

Lo stesso approccio ha guidato cinque generazioni alla guida del gruppo, mantenendo saldo un principio: l’evoluzione deve poggiare su radici solide. Negli anni Ottanta, l’ingresso della quinta generazione portò un’importante modernizzazione e apertura ai mercati internazionali. Ma la vera svolta avvenne nel 1992, con l’acquisizione dei marchi inglesi Thomas Mason, David & John Anderson e Ashton Shirtings, che consacrano Albini nel segmento dei tessuti di alta gamma. «Abbiamo compreso che, per crescere, dovevamo guardare oltre i confini», spiega Albini.
Il gruppo opera in oltre 80 Paesi e ha stabilimenti in Italia, Repubblica Ceca, Egitto e Ungheria. Ma la vera forza, sottolinea il presidente, «non è solo industriale, è culturale: è la nostra capacità di trasmettere conoscenza e valori da una generazione all’altra». Così i passaggi generazionali non sono mai stati fonte di conflitto, ma occasioni di rinnovamento. «Fino alla quinta generazione la transizione è avvenuta in modo naturale, guidata dal capo azienda e fondata sul merito», racconta Albini. Con l’ingresso dei più giovani è stato siglato un patto di famiglia che stabilisce regole chiare di governance, criteri di ingresso e partecipazione. «Abbiamo voluto garantire una gestione più collegiale, ma sempre meritocratica. L’azienda è un bene di tutti, e il suo futuro si costruisce con competenze, non con cognomi».
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Ogni tessuto Albini nasce da una filiera integrata, dal cotone grezzo al finissaggio, per garantire tracciabilità e continuità. «Il nostro mestiere è far convivere la perfezione artigianale con la tecnologia», afferma Albini. Le sfide del presente, dalla decarbonizzazione ai nuovi modelli di consumo, non spaventano. «Ogni rivoluzione è un’occasione per migliorare: dobbiamo rendere i processi più efficienti, ridurre l’impatto ambientale e valorizzare il capitale umano, che resta il nostro vero vantaggio competitivo». In questa transizione, le nuove generazioni avranno un ruolo decisivo. «Il nostro compito è consegnare loro un’azienda solida, ma aperta. Il futuro di Albini si costruirà, come sempre, con un filo che unisce passato e innovazione».
1876
L’anno di fondazione di Albini, in Val Seriana, nella Bergamasca
160 milioni di euro
Il fatturato del 2024
1.200
I dipendenti, distribuiti in sette stabilimenti produttivi e nella rete commerciale presente in oltre 80 Paesi